UNFOLK REMASTER

“Splendid Music” (Judy Dyble – original singer with Fairport Convention)


RISTAMPA RIMASTERIZZATA DA JOHN ASTLEY DELL’ALBUM DEL 2006 CON EXTRA TRACKS ED UN BONUS CD LIVE DELL’UNFOLK COLLECTIVE!

Dal comunicato stampa Diplodisc [note in Italiano]:
E così sembra che la musica, dopo una lenta agonia, abbia ormai perso ogni significato socio-politico. Ogni isolata idea é lasciata all’iniziativa del singolo artista dal momento che ogni movimento culturale sembra essere un lontano ricordo: insomma oggi tutto risulta “indipendente”, nel vero senso della parola. In effetti molte cose sono cambiate da quando da ragazzo rivestivo la musica di mille significati e il mondo esterno dava segnali forti di cambiamento e creatività. Ma il progetto Unfolk, pur rientrando in quelle iniziative isolate, si basa su un concetto di “Collettivo” che restituisce alla musica il giusto senso di collaborazione ed espressività.
Non ho mai amato l’idea che per contratto o per inerzia si debbano incidere decine di dischi ripetendo la stessa formula ad nauseam; non ho mai dato retta alle mode o alle tendenze, tantomeno ho amato voltarmi indietro troppo spesso per riscoprire cose del passato, meglio il “qui e ora” o addirittura immaginare il futuro con qualche progetto nuovo. Ma ultimamente ho ricevuto incoraggianti segnali positivi che mi hanno spinto a pubblicare, con l’aiuto del nuovo progresso tecnologico, una versione “remastered/expanded” del primo lavoro “Unfolk”. Dopo aver studiato il fenomeno delle ristampe deluxe e dei remasters in generale, ho capito che non é quasi mai necessario un remix delle opere (salvo ambiti stilistici precisi) ma, con l’attuale tecnologia, il remastering può essere davvero cruciale per un ascolto nuovo e stimolante, che é poi il fine ultimo del creare musica; suonare e comporre, per quanto gesti terapeutici e importanti per l’autore, possono diventare esercizi sterili senza una giusta fruizione. La genesi del primo cd “Unfolk” é durata circa 7 anni, dal 1999 anno del mio primo demo “title”, alla reale pubblicazione del cd in tiratura limitata nel 2006. L’idea é nata dopo un periodo di pausa dalla musica suonata, tra problemi familiari, di salute e di lavoro. Durante una vacanza avevo acquistato un bel mandolino acustico artigianale da un liutaio di Galway in Irlanda nel 1994 ma lo avevo lasciato nella sua custodia per parecchio tempo senza aver l’ispirazione giusta. Poi, un giorno, ho iniziato a suonare quello strumento fino a avere una discreta scioltezza e una sufficiente abilità nell’inventare sequenze di accordi; nel tempo ho acquistato anche un mandolino elettrico. E’ stato dopo aver visto un video che ho trovato l’intera serie di accordi di “Battle Of Evermore”: l’idea del primo disco é nata proprio da lì, volevo fosse una sorta di estensione del brano con variazioni, ciascuna eseguita da differenti gruppi di amici; ovviamente il risultato é stato molto diverso, tante erano le influenze musicali contemporanee. Dentro di me sentivo soprattutto l’esigenza di esplorare un territorio etnico non convenzionale che abbracciasse differenti culture unita al desiderio di descrivere le esperienze dei miei viaggi in cui avevo raccolto vari strumenti (le campane tubolari da Creta, le percussioni tabla da Varanasi o lo stesso mandolino celtico… anche se oggi gli strumenti sono aumentati grazie a molti altri viaggi), insomma una sorta di musica immaginaria che poteva esistere a livello inconscio ma che aveva marcate connotazioni folk, o meglio “non-folk”: così é nato il termine “unfolk”, per descrivere una “unorthodox folk music” e una “unknown tradition”. Partito da un’autoproduzione totale durante la quale ho perfino incollato tutte le copertine da solo armato di colla e pennello (anche se per il 2° cd Diplodisc si é dotata di una moderna pistola per incollare a caldo!), non avrei mai immaginato di finire in un catalogo come Burning Shed assieme proprio a John Paul Jones e Robert Fripp, alcuni dei miei musicisti preferiti e tra gli ispiratori del lavoro. Di questo devo ringraziare il mio amico Kevin Hewick che, conosciuto casualmente su Myspace, ha diretto il lavoro verso nuovi territori. Questa “special edition”, rimasterizzata dal grande Jon Astley (George Harrison, Led Zeppelin, The Who ecc.) presenta le note tutte in inglese per differenziarla dalla prima (in Italiano) e delinea in qualche modo il percorso del progetto Unfolk partendo dal primo cd con le originarie influenze etno-folk, passando attraverso le extra tracks (registrate cronologicamente tra “Unfolk” e “The Venetian Book Of The Dead” e facenti parte del progetto Unfolk 2 poi abbandonato), fino al secondo cd dal vivo che fotografa il Collettivo Unfolk nella nuova lettura free form del “Libro Veneziano dei Morti” e orientato verso una strana forma di jazz-rock su strutture aperte; i concerti devono sempre essere delle occasioni per sperimentare e rileggere il materiale in modo differente e così é stato. Ma mentre per la maggior parte dei gruppi, un disco dal vivo viene compilato dal meglio di un intero tour, noi avevamo a disposizione solo due concerti assieme a Kevin, ma la qualità delle performances é stata tale che ne abbiamo tratto davvero un cd interessante. Per una scelta radicale nella promozione dei cd audio, il “Live Book” é esclusivo di questa edizione e non sarà disponibile in download.

Note sul bonus disc esclusivo: LIVE BOOK
(The Venetian Book Of The Dead in concert + studio out takes)
Da anni Alessandro Monti voleva registrare un tributo alla sua città che che mostrasse il lato oscuro di Venezia attraverso fatti reali e senza retorica, perchè quello che é successo a Porto Marghera, Mestre (e molte città nel mondo), non sia dimenticato. Tra gli anni 70 e gli anni 80 un incredibile numero di operai e cittadini sono morti di cancro nelle fabbriche che producevano il CVM/PVC e nelle città vicine: così é sorto spontaneo pensare al dualismo vinile/musica (vita) e cvm/lavoro (morte). “The Venetian Book Of The Dead” doveva essere in origine solo strumentale (concepito come fosse la continuazione del precedente “Unfolk”, 2006), ma grazie a Myspace Alessandro ha conosciuto Kevin Hewick, musicista inglese che amava molto. Kevin si é subito sentito stimolato dal progetto ed é nata un’intensa collaborazione. LIVE BOOK comprende estratti da entrambe le performances con Kevin Hewick (in Italia e UK) del Libro Veneziano dei Morti con arrangiamenti radicalmente diversi, più 2 estratti in studio.

APPENDIX:
ORIGINAL CD BABY REVIEWS OF “UNFOLK” (2006):

“Venetian dreamweaver floats upstream”
The sound’s crystal clear, but the vibe’s through a glass darkly: the mandolin is in the room, right here; the electric violin is down the hall unseen (where the mysteries live); the dist.el.gtr. rattles the windows like there’s a hurricane coming; and are those tablas really being struck by shadows?
So anyway, like I was saying, sounds pretty good to me. I’ve knocked off a star because the much-violin is sometimes too-much, but it’s a minor quibble. Monti’s got this unfolk thing nailed. (Steve)

“Let these musicians carry you away…”
Complex, smoothly flowing music that draws you into a different world. The way the mandolines combine with the other instruments makes it very special. A pure listening pleasure to me… (Giuseppe)

“A deeply satisfying CD”
Beautifully produced music that brings a refreshing new angle to the folk/world/electro discourse. Monti seamlessly brings cultures and sounds together in a very personal universe. Inventiveness and high-level musicianship deliver an emotionally charged journey through time and space. Buy it now! (Daniel Biro)

“Hip Ancient Blend”
A great CD featuring the etherial, eclectic and other-wordly tunes of the Venician composer Heracleum Ipoteiss. Though few know of H.I., and some even doubt his existence in this space/time sphere, these interpretations by Unfolk (led by Allesandro Monti) should wake up the world to his true genius. The music brilliantly blends the classical musics of India and the West with some surprisingly modern sounds. (Dale Miller)

“Intellegent life in a musical wasteland”
Based around mandolin,violin,and hand drums the songs seamlessly weave hints of Celtic,East Indian,western folk,and rock throughout the disc,but beyond that,it defies being labelled as a specific genre.It’s a breath of musical fresh air that flows effortlessly and easily without ever becoming boring or predictable.I am looking forward to the next installment of Unfolk music even as I savour this one. (Monty Cleveland)

“a blend of classic, folk, jazz and trance-exotic and compelling”
I got this Cd last week and danced to it as part of a dance tribe http://www.vermontdancetribe.org Unfolk works well as a blended form of music very complex worth a second and third listen. (Mark Winer)

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