Suite degli Animali Fantastici

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© Elisabetta Montino 2015

NOTE ai testi della “Suite degli Animali Fantastici” con i Quanah Parker:

Non ho mai sognato molto, o almeno sembra che al mattino io non ricordi nulla; si dice che tutti noi dovremmo avere un’intensa attività mentale notturna, ma la mia avviene presto, molto prima del risveglio e le immagini sono ormai svanite. Forse per questo il sonno ha giocato un ruolo fondamentale nella stesura del testo della “Suite degli animali fantastici”, in un tentativo di fermare immagini oniriche altrimenti perdute.
Sono sempre stato affascinato dall’idea che la nostra attività cerebrale non cessi mai, nemmeno quando non ne siamo più consapevoli. Il nostro lato conscio e quello inconscio hanno una stretta correlazione e le immagini create spontaneamente per questo lavoro, ne sono una dimostrazione chiara: non ho fatto molto perchè uscissero ed é stato un processo naturale; a tratti non mi sono nemmeno reso conto di averle create, come se avessi fatto da tramite tra una dimensione ed un’altra, o tra differenti stati di coscienza… spesso occorrono stimoli esterni perchè queste immagini possano trasformarsi in espressione scritta, cantata o filmata, ci vuole insomma un’ispirazione. Nel caso della “suite” in questione le ispirazioni sono state molteplici, alcune ben chiare dentro di me… altre misteriose, che soltanto dopo ho cercato di capire da dove venissero.

Tempo fa Rick Scivales mi aveva accennato ad un suggerimento del suo editore americano di comporre una Suite prog ispirata agli “animali fantastici”: la cosa all’inizio stata considerata in modo scherzoso ma ad un tratto ci siamo entrambi resi conto che si trattava di una proposta seria e da prendere in considerazione. Dopo 50 anni di amicizia e grande stima reciproca, in fondo non avevamo mai firmato un brano insieme… e allora perchè non partire proprio da quello che rappresentava un ritorno alle origini, agli anni in cui la musica si era presentata a noi come una rivelazione, i primi anni ’70 quelli della nostra adolescenza e della nostra formazione? Considerando le straordinarie doti dei membri dei Quanah Parker, sapevo che sarebbe stato qualcosa di speciale e così é stato, almeno per me.

La scrittura delle melodie e dei testi é avvenuta in modo quotidiano e sistematico sotto forma di bozze nel mio telefonino; in qualsiasi posto mi trovassi arrivava qualche immagine o frase e, per una volta tanto, la tecnologia é servita a qualcosa! Così in bicicletta, in autobus, in motoscafo a Venezia o passeggiando ho scritto frasi su frasi, con strofe alternative perchè potessero essere scelte e vagliate da Rick o Elisabetta “Betty” Montino; in alcuni casi Betty ha fatto delle variazioni molto pertinenti: é importante per colui che scrive il testo confrontarsi con chi dovrà interpretarlo, e nel caso di Elisabetta l’esperienza parallela con la vocalità sia classica che pop é stata fondamentale. Talvolta inviavo le frasi direttamente a Rick tramite sms, cosa che certamente non sarebbe stata possibile per le suites dei primi anni 70! All’inizio sono partito da melodie già pronte create dalle sue tastiere; più avanti sulla scìa dell’entusiasmo, ho composto io stesso varie linee melodiche e qualche spunto musicale suonando chitarra, basso e perfino piano servendomi anche del mezzo video per fermare l’attimo e fissare delle idee. Rick, che aveva già in testa gran parte del lavoro, é stato abilissimo ad arrangiare il tutto in modo preciso ed eseguibile; così in poco tempo, con un paio di sessioni pomeridiane a casa, la Suite ha iniziato a prendere forma e gli animali fantastici hanno iniziato a muoversi davvero nelle nostre teste.

Quello che mi interessava rendere con le parole, non erano le caratteristiche di un particolare animale, ma una sorta di sintesi di varie forme mitologiche, un “animale multiforme” appunto, ma che attraverso i sogni, fosse soprattutto una creazione della mente umana e che, dopo un lungo viaggio, potesse tornare alla mente; era l’uomo stesso ad identificarsi con l’animale fantastico e narrava in prima persona confondendo i ruoli, proprio come un interprete sulla scena. Nella mia visione originaria multiforme era l’animale ma anche la musica.

L’opera dovrebbe essere collegata alla dimensione parallela del sogno spesso così reale che al risveglio facciamo fatica ad accettare la nostra stessa esistenza. Nell’idea di partenza ci sono senz’altro anche un aspetto fantascientifico e uno spirituale, ma la spiritualità é di tipo primitivo e panteistico, decisamente legata alla natura e agli antichi miti. Nella suite il tempo e lo spazio si fondono e si perdono l’uno nell’altro, senza precise collocazioni… credo sia giusto che ognuno di noi la viva e la interpreti a suo modo. L’opera esiste in una sorta di limbo che solo il sogno può eguagliare. Ma anche Pasolini, se da un lato poneva il grande quesito: “perchè realizzare un’opera d’arte quando é così bello sognarla soltanto” (Decamerone), dall’altro ha dovuto arrendersi all’azione perchè l’uomo e l’artista hanno una missione sulla terra, lasciare un segno creativo del proprio passaggio: in Pasolini viveva la consapevolezza che l’urgenza espressiva non potrà mai avvicinarsi ai sogni. Inoltre l’apparente assenza dalla vita attiva/materiale che si verifica nel sonno, mi ha sempre fatto pensare a quanto sottile sia il legame tra veglia e sonno, vita e morte e forse per questa ragione ho sempre visto la morte come una dimensione positiva, una spiegazione e una chiarificazione. Come possiamo combattere l’idea che tutta la nostra vita sia avvolta in un simile mistero? Solo attraverso la spiritualità (cosa molto lontana dalla religione) che nell’arte ha l’unico vero legame con l’essenza intima dell’uomo. Anche la comune sensazione di aver vissuto vite precedenti come parte del sogno e dell’illusione (come nella traccia “Deja Vu Fantastico”) é stato un aspetto molto importante nella stesura della Suite. Non a caso la parola “illusione” ricorre 3 volte in punti diversi della Suite: illusione sensoriale – illusione di esistenza – illusione di realtà. A guardar bene “Moonchild” di Pete Sinfield (King Crimson) aveva già in sè un messaggio musicale di riferimento: il sogno e l’illusione; “Maya” di Robin Williamson (Incredible String Band) parla proprio della vita come rappresentazione, riprendendo la concezione indiana del velo che copre la realtà ai nostri occhi, “Illusion” dei primi (e migliori) Renaissance parla da sola, come molte immagini poetiche di Dave Cousins (Strawbs, forse la mia band preferita dell’epoca d’oro del prog). Tutte queste considerazioni a posteriori mi hanno aiutato a collocare in un qualche ambito le parole e soprattutto mi hanno aiutato a capire da dove fossero arrivate.

All’inizio della composizione della Suite, Riccardo mi aveva regalato un disco che si sarebbe rivelato determinante nella stesura dei testi: le stupende “Cantate” di Domenico Scarlatti, con testi del Metastasio. Avendo trascorso mesi ad ascoltare le Opere inedite Vivaldiane, molte delle quali basate su testi del poeta, quel suggerimento involontario mi ha proiettato immediatamente in quel mondo poetico; ho acquistato subito un libro con estratti da tutti i melodrammi e le canzonette del Metastasio e ne ho apprezzato la straordinaria capacità di adattare la lingua italiana alla metrica, in un contesto musicale spesso molto complesso e articolato. Librettista ma anche egli stesso musicista, sapeva esattamente come sfruttare ogni parola con effetto e nei giusti momenti; lavorava spesso sul mito di personaggi storici realmente esisiti, ma per i quali inventava nuove esistenze parallele, per la gioia del pubblico settecentesco: finzione ed intrattenimento giocavano un ruolo determinante, ma partivano spesso da figure conosciute. Ora, in che modo questo si possa riflettere nei miei testi, é difficile a dirsi ma certamente, oltre ai ricordi dei primi dischi di rock progressivo e all’inevitabile maestro della parola in musica Bob Dylan, la scoperta del Metastasio può aver avuto una remota influenza e ha costituito uno stimolo in più nella ricerca della giusta terminologia prog. Perchè il grande poeta non appaia quasi mai tra le letture scolastiche resta uno dei misteri del nostro sistema educativo, ma nemmeno tra i miei ricordi liceali non vi é traccia di letture, ma solo di vaghe citazioni.

Dopo aver partecipato ad un seminario sul rock progressivo tenuto dall’amico Tony Pagliuca (Le Orme) per confrontarmi con chi l’aveva realmente inventato, ho capito quanto in effetti l’idea del brano lungo tipico del prog, fosse legato alla struttura operistica e sinfonica, soprattutto nell’adattamento dei testi e della suddivisione in sezioni, con prologhi, sviluppi tematici, variazioni e conclusioni: tutto quadrava nella mia testa e tutto contribuiva a far nascere immagini e situazioni che potevano essere adatte alla metrica italiana.

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Quanah totem: © Elisabetta Montino 2015

E’ importante ricordare come il lavoro dei Quanah Parker sia stato quasi miracoloso; infatti le prime prove cui ho assistito, sono stampate nella mia memoria come un caos assoluto… un tentativo di rendere la complessità della Suite nel frastuono terribile della sala prove con l’acustica peggiore che io ricordi, ma i dettagliati spartiti di Riccardo Scivales contenenti i minimi particolari (e puntualmente inviati a tutti in email), hanno creato una solida base di partenza per gli arrangiamenti. Infine grazie anche ad alcuni concerti in cui il gruppo ha affinato la struttura del lavoro, il risultato finale delle registrazioni é stato a dir poco entusiasmante. Purtroppo non posso dire altrettanto del mix, lungo e sofferto.

Se qualcuno mi avesse detto che avrei pubblicato non una, ma ben due suites nel giro di pochi mesi, gli avrei riso in faccia… ma tant’é: “spiritDzoe” e la “Suite degli animali fantastici” sono stilisticamente opposte ma solo in apparenza, e nella mia testa si completano a vicenda. Talvolta la musica é strana e spesso i primi ad essere sorpresi sono proprio i musicisti! Non sono mai stato tanto attivo nella musica come in questo 2014, proprio quando, per vicende familiari e di salute, pensavo che l’avrei abbandonata. Inoltre aver composto a distanza di poco tempo due lavori apparentemente lontani di “post-rock” e “prog” ha dimostrato che la musica é UNA e che tutte le fasi musico-temporali della nostra vita sono in correlazione, anche quando non ce ne rendiamo conto. Avevo già cercato di unire forme diverse come il folk, la new wave, il progressive, l’improvvisazione e l’elettronica con il concept (quasi)prog “The Venetian Book Of The Dead” e in qualche modo il sacrilegio si era già compiuto; la musica per me non dovrebbe avere confini ma dovrebbe solo rappresentare una sincera emanazione della nostra mente, priva di catene stilistiche; in effetti, nella trance compositiva, non ci siamo accorti di quante influenze provenienti dai nostri percorsi di ascolto coesistono nel lavoro, ma questo é per me un altro affascinante aspetto di come la nostra mente assimili e metabolizzi il nostro sentire negli anni, arricchendo il vocabolario e la capacità espressiva… tutte le forme artistiche inglobano ciò che é avvenuto prima, ma aprono nuove direzioni grazie al mutare dei tempi e della tecnologia, sta all’artista avere una precisa consapevolezza dell’ambito preciso in cui opera inserendo tecniche e stilemi nel modo più corretto.
Contribuire a questo complesso lavoro assieme a musicisti professionisti, é stato per me un onore e, se la musica dei Quanah Parker si orienta stilisticamente verso il cosiddetto “old school” prog, i testi sono senz’altro neo prog, anzi “nuovo progressivo italiano”. Per me che sono cresciuto con il salvadanaio del BMS, imparando a memoria Supper’s Ready e ho avuto il battesimo “in concerto” a 14 anni con Le Orme, questa musica rappresenta la giusta chiusura di un cerchio.

E se tutto quello che ho scritto fosse solo una serie di divagazioni senza senso, non importa… in fondo “é solo rock ‘n’ roll, ma mi piace”!

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illustrazione inedita di Elisabetta Montino (copyright 2016)

Ecco i testi non contenuti all’interno del booklet:

SUITE DEGLI ANIMALI FANTASTICI

intro: “da terre lontane” (From distant lands)

I. Risveglio onirico
Recitato:
Onde gentili s’infrangono sull’isola in un mattino assolato e senza tempo,
mentre lontane figure misteriose oltrepassano la soglia del sonno,
e attraversando lo specchio dell’esistenza si materializzano davanti a me,
parte di un paesaggio onirico ma reale; e lontana é la montagna d’allucinazione.
Odo il suono di strumenti scomparsi mai più ritrovati,
finzione e realtà sono una cosa sola, confondendosi sul palco dei miei giorni,
e già una notte stellata crea un cosmico sipario nel buio:
il frutto della mia immaginazione prende vita! Prende vita…

II. Danza di un mattino
Sono apparso dai tuoi sogni, animale della fantasia,
Suoni elettrici nell’aria, e la scìa di una cometa,
Lucida follia, fonte di energia estatica…

Una luce abbagliante, e un silenzio assordante.
Illusione sensoriale, un enigma che vive senza età nell’anima…

III. Interludio notturno
Un raggio di luna illumina la notte, resto nascosto da un albero di ombre.
Io senza materia sono invisibile, un grande segreto si cela dentro me.

IV. Déjà vu fantastico
Echi di vite passate risuonano,
forme diverse indossate
dentro e fuori di me…

Un movimento degli occhi rapido,
corpi celesti nel cielo come sfere lassù…

Pietre di luce nell’aria risplendono,
oltre i confini del mito mi spingo a te…

V. Luci dagli abissi (Instrumental)

VI. Cantico marino
Oltre il mare ho seguito la mia rotta, dimensione trasparente nell’oscurità.
Senza una dimora viaggio, non ho meta oramai finchè mi fermerò.

Io respiro le profondità del mare, illusione di esistenza e di eternità.
Meridiani e paralleli non esistono più nel mondo che verrà.

Una pietra nuda e luminosa stringo, rifrazione di colori, un corallo blu.
Questo mondo silenzioso come falsa realtà io lascio dietro me.

VII. Animale multiforme
Recitato:
Mille sono i miei piedi, e sulle mie mani artigli dorati.
Branchie per respirare dentro agli abissi della memoria.
Agito la mia coda e un arcobaleno nasce nell’aria.
Cantato:
Mille sono i miei piedi e sulle mie mani artigli dorati.
Corno sulla mia fronte, come tentacoli muovo i capelli.
Volo con le mie ali oltre le nubi e le galassie.
Corro lasciando tracce nel labirinto della tua mente.

Piume sulle mie ali, spicco il mio volo sull’orizzonte.
Agito la mia coda e un arcobaleno nasce nell’aria.
Striscio, galoppo, nuoto, muto il mio corpo in tre dimensioni.
Corno sulla mia fronte, sciolgo i capelli di una Medusa.

Branchie per respirare dentro agli abissi della memoria.
Agito la mia coda e un arcobaleno nasce nell’aria.
Corro lasciando tracce nel labirinto della mia mente.
Mille sono i miei piedi e sulle mie mani artigli dorati.

VIII. Ritorno alla mente (Epilogo)
Le foglie secche colorate mi accompagnano scricchiolando intorno a me.
E il sentiero giallo ocra si apre già, dolce autunno dentro me.

Ma qualcosa sembra non andare via, illusione di realtà.
I pensieri sparsi si rincorrono, pioggia cade su di me.

Una storia antica io racconterò, tra le righe leggerai,
la trasformazione del mio spirito è qui davanti agli occhi tuoi!

Le foglie secche colorate mi accompagnano, dolce autunno dentro me.
E tra i rami spogli si riflettono la mia immagine e il mio io…
e il mio io… ed il sonno mi accarezzerà.

(parole e musica di Alessandro Monti & Riccardo Scivales – Edizioni musicali Micio Poldo/SIAE)

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