SPIRALI

Spirali – Massimo Berizzi (diplodisc dpl 007)

L’idea del primo cd solista di Massimo Berizzi era nata molto tempo prima della collaborazione con il Collettivo Unfolk, ma é stato grazie a quella che si é consolidata e ha avuto la spinta giusta. Non c’é dubbio che l’apporto di Massimo al “Live Book” (il cd extra del doppio Unfolk remaster) sia stato determinante per una rilettura dei nostri brani, ma soprattutto era la direzione verso la quale tendeva già il Collettivo; ho sempre amato la tromba e sono cresciuto accompagnato dai suoni elettrici di Miles Davis, dalla creatività di Lester Bowie e dalla visionaria concezione multietnica di Don Cherry, arrivando perfino in tempi recenti, ad approfondire la spiritualità della tradizione di New Orleans attraverso la musica di Louis Armstrong (tanto amata da mio padre)… quindi il passo verso una musica che avesse la tromba al centro del linguaggio é stato quasi naturale. Ma non era certo facile per dei nomadi musicali come noi trovare un giusto interprete, in una scena piena di “manieristi” del jazz e senza grandi aperture verso l’innovazione. Quando ho ricevuto i primi demos di Massimo l’ho subito incoraggiato a proseguire la sua ricerca ma non avrei mai pensato che sarebbe arrivata in quel territorio davvero originale che oggi possiamo ascoltare nel suo disco; soprattutto non avrei mai pensato di poter condividere un giorno con lui questa bellissima avventura!
 Il Nord, il Sud, L’Est e l’Ovest del mondo sono presenti in questa registrazione; Jon Hassell, Markus Stockhausen, N.P.Molvaer, Terje Rypdal o l’elettronica techno-ambient sono tutti esempi che possono essere citati per descrivere lo stile di Massimo, ma é chiaro che l’ascolto del blues e del rock in generale é stato fondamentale e ci accomuna: non a caso abbiamo intitolato un brano “Lighthouse Blues” (il blues del faro), un mare di rumori di chitarra armonizzati dal basso e che riportano tutto a casa, verso quel sogno perso nella nostra memoria e che ha fatto nascere dentro il desiderio di vivere la musica. Dopo tutti questi anni l’entusiasmo é ancora presente in noi… 
Il luminoso orizzonte sonoro descritto da Massimo Berizzi e Oddrun Eikli é qui ora.

Il cd é distribuito da G.T. Music distribution:

http://www.gtmusic.it/index.php?id_product=261&controller=product

 

Audio:

Reviews:
Massimo Berizzi has a background in 70s rock, blues, and electric jazz, and became gradually influenced by electronic and experimental music. Like Monti he released one other solo album named ‘What Remains In A Breath’ (2009). And like Monti he is into ambient like music but more in connection with jazz and not folk as in the case of Monti. For his new solo album Monti assists on bass, African and jamaican percussion and keyboards, and Norvegian artist Oddrun Eikli adds some remarkable angelic vocals, in several pieces as for example ‘Norske Vidder’. Berizzi himself plays trumpet, keyboards, electric guitar, voice and electronics. His music inevitably brings Jon Hassell to mind, and also a trumpet player like Arve Henriksen. Sensitive, delicate music with fine combinations and arrangements of instruments and sounds. On albums like these uptempo and rhythm-based tracks are often missed by me to compensate the dominance of slowly progressing soundscapes. But happily there are some, like ‘Multi-Folklore’and ‘Norske Vidder’. Both Monti and Berizzi are also both present on the sampler album compiled by Monti with further contributions by many unknown Italian acts as well a few contributions from the UK and the States. [Vital Weekly]

Massimo Berizzi, trombettista nato a Treviso nel 1958, proviene dal collettivo Unfolk di Alessandro Monti, di cui abbiamo recentemente parlato in occasione della versione “expanded” del loro abum d’esordio. “Spirali” è la prima prova solista di questo abile musicista, che si dimostra essere non un semplice comprimario (o “sessionman”) di quell’eccellente ensemble diretto da Alessandro Monti, ma un autore capace di parlare un linguaggio proprio e di poter camminare con le proprie gambe. Non a caso, lo stile si discosta ampiamente da quello proposto negli Unfolk, seppur alcuni dei denominatori siano comuni a entrambi. Qui siamo più dalle parti della jazztronica (si ascolti l’iniziale “Ascoltami” per averne un’idea precisa) meno cerebrale e delle “musiche del quarto mondo” di hasselliana memoria, che si riscontrano in un po’ tutte le quindici tracce del cd. Non mancano riferimenti al jazz da camera della prima ECM, così come sono assai evidenti certi debiti nei confronti di ensemble acustici americani come Night Ark e Ancient Future, che rivedevano le musiche etniche in chiave post moderna. Tra gli episodi più riusciti, è d’obbligo citare almeno il minimalismo estatico di “Morske Vidder”, “Perdute” e “I Was”, l’intimismo new-age di “My Time With You” e le stratificazioni di feedback chitarristico che caratterizzano “Lighthouse Blues”. La bella voce esotica di Oddrun Eikli impreziosisce le teneri preghiere di “Dune”, “In The Air” e “Moving Lightly In A Dream”, che sanno arrivare direttamente al cuore. Concludono la tavolozza stilistica di Berizzi la danza mediorientale di “Danse La Terre” (l’episodio più in linea con il collettivo Unfolk) e i live-electronics (non eccessivamente dissonanti) della title track e di “A Different Day”. Alessandro Monti aiuta il suo amico Massimo Berizzi offrendo la propria prestazione come tastierista, percussionista e bassista. Da menzionare pure il bel disegno in copertina. Un disco di assoluto fascino che dovrebbe essere vostro, data la sua caratura a livello internazionale (in poche parole, un disco italiano ben esportabile). [Ondarock 2013]

Capta tremori e sudori di stelle lontane Massimo Berizzi. Sguardo verso l’alto e piedi a terra, in un divagar notturno, rigoglioso e discreto (l’alba ad un passo). Trevigiano, classe 1958, si è preso tutto il tempo a sua disposizione, per congegnar quest’esordio, tiepido e assolato. Trevigiano, classe 1958, si è preso tutto il tempo a sua disposizione, per congegnar quest’esordio, tiepido e assolato. Collaborazioni sparse, defilate, preziose e per pochi (Halo XVI, The Infant T(h)ree, Gigi Masin e Monodrone), sin quando, la partecipazione al Collettivo Unfolk (e lo spalleggiamento di Alessandro Monti), han sciolto ogni riserva.“Spirali”, è opera leggera e aerodinamica, spesso tinta dei colori del mondo (nord, sud, est ed ovest, a conviver senza attrito). Tromba, tastiere, chitarra, voce ed elettronica, il suo bagaglio strumentale, che si dispiega sfoggiando eleganti tinte metropolitane danzabili (Ascoltami), trasparenti, mutevoli ed accoglienti. Intrise di quell’ipotesi ambient, persa fra minimalismo e spunti etnici, fatta e sognata (a grandi linee), da tutto ciò che gravita intorno l’orbita Laverna Netlabel (questo è un consiglio amorevole, scopritela…). Struggenti opalescenze e soundtrack da viaggio immobili, fra jazz da camera e radici (Armstrong, Davis, Hassell ed Isham). Aperta alla sperimentazione (gli spigoli rilucenti di corde in loop di Lighthouse Blues, i field recordings di I Was). Pestar i piedi, mentre la festa impazza, rischiarata dalla luce dei fuochi, amore, polvere e sudore, i corpi, stretti l’un l’altro (Dans La Terre). Struggente, tesa e chiaroscurale, quando s’accompagna al basso e percussioni del Monti (Spirali, la scossa perfetta di Multi-Folklore), libera, aperta e travolgente, quando s’invola lungo territori d’estasi devozionale, in compagnia della vocalist norvegese, Oddrun Eikli (Dune, sudore in cammino sotto un cielo implacabile, Norske Vidder, sgocciolio sublime, Moving Lightly In A Dream e My Time With You, a suscitar invidia alla coppia Wesseltoft / Endresen). In alto, intermittente, un’ipotesi krauta chiamata “Hosianna Mantra”. Massimo, la tua, è opera da incorniciare. [Kathodik]

Documenti:
foto spirali

La Nuva

MC 1

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