DIPLOCOMP/monografie

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DIPLOCOMP :: a Diplodisc sampler Volume One

1. Bebo Best Baldan – Maya Sinuos 4:52 IT/UK
2. Adam Jansch & Nick Dawe – Trees 4:38 UK
3. Daidono – Ready To Sail 4:19 UK
4. Madriema – The In-Between 5:04 IT
5. Daniel Biro – Storm 13:29 UK
6. Visnadi – Floating In Suspension 4:55 IT
7. Alessandro Monti & Gigi Masin – Acid Rain 3:14 IT
8. Gigi Masin & Alessandro Monti – Fishsong 4:07 IT
9. Kar (Rumore Austero) – Contrazione 5:02 IT (*)
10. Dulcimerhead – Jay On A Branch 5:46 CAN
11. Kevin Hewick – Bad Samantha 4:08 UK
12. The Quails – N°13 (Persian Waltz) 3:43 IT
13. Mauro Martello – The Voice Of Deep Lakes 2:46 IT
14. Sidera Noctis – Sequenza 4:16 IT
15. Massimo Berizzi – L’ultimo Inno del Mare 2:56 IT
16. Quanah Parker/Vocal Ensemble Monteverdi New Voices – After The Rain 5:03 IT
17. Dale Miller – Peregrinazione Lagunaria (trad. Venetian tune) 1:57 USA

(*) ERRATA CORRIGE: come in ogni grande disco che si rispetti accadono anche dei grandi errori… in questo caso la svista riguarda il brano dei Kar: la traccia n.9 “Contrazione” é da attribuirsi a “Rumore Austero” nome esatto del progetto firmato Marco Carcasi & Giordano Giorgi. La svista é stata dovuta al fatto che Marco é impegnato in entrambi i gruppi. Nei credits all’interno del cd compare comunque l’esatta dicitura (“mea culpa” – il compilatore).

PRESS KIT:
L’intento di questa compilation é duplice: diffondere il lavoro di artisti indipendenti di diversa estrazione musicale e contribuire, per quanto possibile ad una “ridefinizione culturale del disco” come riportato sul retro di copertina, in un momento di difficile transizione tecnologica e sociopolitica. Per questo motivo é stato scelto appositamente di non rendere disponibile l’intero cd in download, ma solo su supporto fonografico. Nulla toglie che ciascun artista potrà disporre delle sue copie e, se lo riterrà opportuno, scegliere un eventuale download per i propri pezzi: la libertà di scelta da parte dei musicisti é assoluta e non esistono vincoli contrattuali di nessun tipo.
La “non etichetta” Diplodisc é nata con il progetto Unfolk e si é ritagliata negli anni un piccolo spazio di culto tra gli appassionati al punto da convincermi a raccogliere materiale inedito (o raro) per una compilation che contenesse stili diversi addirittura lontani tra loro, ma che unisse musicisti che operano attraverso canali alternativi. E’ importante notare che il cd non contiene veri e propri “estratti” dal catalogo Diplodisc (come talvolta succede nelle compilations), ma pezzi mai comparsi in una edizione in cd ufficiale, ad eccezione di 2 brani che erano stati precedentemente pubblicati in forma privata o ed. limitata. Anche se la maggior parte di questi pezzi é autoprodotta, lo standard qualitativo é molto alto.

Ci sarebbero storie e segreti da raccontare per ciascuno dei pezzi e dei musicisti inclusi, ma soprattutto direi che il sottoscritto ha realizzato il sogno di ascoltare nello stesso volume alcuni degli amici musicisti con i quali ha avuto il piacere di entrare in contatto negli anni, tra i quali Gianni Visnadi (uno dei maestri della house music italiana), Adriano Clera (membro della League of Crafty Guitarists di Robert Fripp) o Mauro Martello (membro di innumerevoli gruppi vocali e strumentali e collaboratore storico di Opus Avantra). Mi pareva inoltre una buona occasione per includere un paio di pezzi live con Gigi Masin dopo che il nostro album del 1991 “The Wind Collector” é divenuto, grazie al passaparola della rete, un piccolo classico inaspettato: i due brani inclusi provengono dalla nostra prima ed unica esibizione in duo. Ma la grande sorpresa é aver avuto l’appoggio di grandi musicisti inglesi come Daniel Biro (responsabile dello splendido catalogo Sargasso), Adam Jansch (promettente figlio d’arte), Judy Dyble (la storica cantante dei Fairport Convention che ha già composto un brano da includere in un eventuale Volume Two), Kevin Hewick & Dave Dhonau con cui ho collaborato in passato.

DIPLOCOMP é una raccolta di circa 80′ dedicata a 5 artisti prematuramente scomparsi, 3 dei quai compaiono all’interno dei pezzi: Stephen James, brillante musicista inglese tra i migliori allievi di Pandit Ravi Shankar, i cui concerti con Bebo Baldan sono rimasti nella memoria di molti per la magìa della musica e per il senso di naturale interplay del duo; Massimiliano Lupo, membro del trio elettroacustico Madriema, con cui ho avuto l’onore di collaborare in occasione di “The Venetian Book Of The Dead” (il nostro tributo alle vittime del Petrolkimiko), da tutti ricordato come una persona umile e di grande talento; Bert Jansch, padre di Adam (che compare nella compilation), influente figura degli anni ’60 e ’70 e grande innovatore della chitarra acustica nonchè membro dei Pentangle, straordinario ensemble che ha spaziato tra folk, etnica, jazz, musica acustica ed elettrica; John Martyn, altro artista dalla grande originalità ed intensità il cui percorso partito dal folk, é approdato negli anni a territori inimmaginabili. Ma una menzione a parte merita Dale Miller per le circostanze che hanno portato ad includere qui forse il suo primo pezzo “postumo”, ma concepito e realizzato per una collaborazione precedente. Avevo conosciuto Dale e sua moglie Terry a Venezia, in occasione di uno dei loro numerosi viaggi e, dopo aver una jam insieme nella sua stanza d’albergo, gli avevo proposto di arrangiare con il suo tipico fingerstyle un motivo tradizionale veneziano a me caro “Peregrinazione Lagunaria” (conosciuta anche come “E mi me ne so ‘ndao”). Dale non era nuovo a questo genere di operazioni: i suoi cds per la Kicking Mule e le sue autoproduzioni recenti contenevano arrangiamenti acustici che spaziavano dagli standard jazz e blues ai Beatles… all’epoca il suo ultimo cd era una selezione da opere liriche italiane trascritte con il suo tipico stile acustico come fossero pezzi di blues! Entusiasta dell’idea e del pezzo (che gli avevo dato in 2 versioni differenti), mi aveva inviato in poche settimane per email una trascrizione e l’intavolatura per chitarra (che ho incluso nel cd). In seguito siamo rimasti molto tempo senza sentirci, io a Venezia e lui San Francisco in realtà troppo lontane per mantenere vivo un rapporto continuativo, anche se non avevo mai abbandonato l’idea di organizzare un suo set acustico… Un giorno, compilando la sequenza per il primo volume “Diplocomp”, mi è venuto in mente quel pezzo e quanto sarebbe stato bello ricevere una registrazione audio da Dale. Purtroppo non avevo avuto una risposta alla mia lettera e solo un paio di mesi dopo la moglie Terry mi aveva scritto dicendomi che Dale era improvvisamente mancato dopo una veloce ed inesorabile malattia: la notizia era stata scioccante e Terry mi aveva gentilmente risposto che non sapeva se sarebbe mai riuscita a trovare una registrazione del pezzo. Un giorno a master ultimato e ormai pronto per andare in stampa, ho ricevuto un messaggio a sorpresa con un file allegato, era la sua commovente interpretazione di “Peregrinazione Lagunaria”. E’ stato meraviglioso rifare il master finale in extremis e aggiungere la più bella chiusura che potevo immaginare: le sue tipiche chitarre acustiche National e Martin in un duetto ideale che abbreviava i confini tra la laguna di Venezia e il Mississippi: un’ultima magìa del grande Dale.

Alessandro Monti :: Diplodisc

Diplocomp é ora in download esclusivo su Cd Baby:
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MONOGRAFIE

A YOUNG PERSON’S GUIDE TO VISNADI

Con questo piccolo articolo volevo iniziare una personale presentazione degli artisti più prestigiosi inclusi in “Diplocomp, a diplodisc sampler” cercando di vedere la musica come un insieme di inputs creativi senza barriere di stili o trend: questa compilation é un viaggio ambient a 360°, come ho voluto indicare nella presentazione del lavoro.

Nel panorama culturalmente sottosviluppato della musica italiana da discoteca della fine degli anni 80-primi anni 90, un nome si staglia tra tutti: quello dei fratelli Gianni e Paolo Visnadi. Ho avuto la fortuna di assistere spesso al processo creativo del duo (o del solo Gianni) in occasione di molte sedute di registrazione al mitico studio 77 di Mestre e ne conservo ancora un ricordo bellissimo. Il mio più grande rammarico é infatti quello di una collaborazione mai concretizzata di cui Gianni mi ha dato un demo pochi anni fa… sarebbe stato per me un onore, vista la carriera stratosferica e velocissima del duo, soprattutto perchè molta della musica prodotta alla fine degli anni 80 e nella prima metà degli anni 90, sembra essere oggi attualissima e addirittura profetica, anticipando di una decina d’anni bands come gli Underworld e i Chemical Brothers o arrivando un attimo prima della techno casalinga di Aphex Twin. E allora come possiamo spiegare il successo incredibile dei progetti Visnadi (e quello degli alter ego C*Y*B/Cool Jack/Livin Joy/Alex Party, eccetera)? A mio parere le radici vanno ricercate nella preparazione culturale del duo non certo comune all’epoca nella dance music: ne abbiamo un sicuro indizio nelle numerose citazioni che si trovano nei loro dischi dell’epoca quale fosse una mappa per arrivare, frammento dopo frammento, ad un luccicante tesoro che solo oggi con un’accurata interpretazione d’ascolto possiamo ammirare. In sintesi il talento musicale e la padronanza del mezzo tecnico hanno fatto la differenza.

Una sera di tanti anni fa l’amico Gianni Visnadi mi chiama per una pizza… sembrava una di quelle simpatiche situazioni in cui ci divertivamo un mondo con gags estemporanee, magari condividendo ascolti che andavano da Ummagumma a No Pussyfooting, da Moon in June a Larks’ Tongues In Aspic, da Berlin a qualche oscura colonna sonora… ma questa volta mi vuole consegnare un cd: un bellissimo oggetto con doppia copertina in carta da lucido e un’idea grafica davvero originale. Mai mi sarei aspettato, che quel cd sarebbe diventato uno dei dischi più ascoltati e graditi di tutta la mia vita! Il cd intitolato “MIxes Collected”, oggi divenuto una rarità difficile perfino da trovare su Discogs, conteneva una selezione dei pezzi contenuti nei numerosi vinili targati “Visnadi” e pubblicati in gloriosi 12″ dalla UMM (Underground Music Movement), divenuti veri e propri classici del genere House (vedi “Racing Trax”), all’epoca nella prima fase dell’evoluzione. Una curiosità era la piccola l’immagine di Gianni e Paolo all’interno del booklet: rara a dir poco… e in effetti mi aveva sempre incuriosito la non-immagine del duo, in controtendenza con il trend dell’epoca e lo stardom; un ruolo nascosto di produttori e musicisti in tutta umiltà che prediligevano il prodotto al contorno, l’ombra dello studio alla luce dei riflettori… già questo mi pareva un’ottima scelta che li poneva in un’ambito affine a Trevor Horn, ai Residents, a McLaren o ai poliedrici Godley & Creme. In realtà l’opera di Visnadi non aveva nulla da invidiare a quello che succedeva parallelamente negli States con Derrick May o in Europa con Juan Atkins e soprattutto Manuel Gottsching… e quasi tutti quei produttori non puntavano affatto sull’immagine ma sulla sostanza; una musica libera da categorizzazioni e sovrastrutture ma densa delle influenze più disparate, con il comune denominatore della “fisicità” di un ritmo in 4/4 mediato dall’elettronica. Ero rimasto molto colpito dai vari “campionamenti” che potevo cogliere in quei pezzi, citazioni musicali come segnali da codificare che venivano disseminate un po’ ovunque, non per furbizia come é avvenuto anni dopo in molti stili, ma per la gioia di associare quella musica di facile impatto a qualcosa di più serio e colto, accorciandone così la distanza e rendendo il tutto un caleidoscopio di idee e provocazioni provenienti da un solo punto focale: il suono. Un’operazione non trascurabile e veramente “popolare”; anche se il campionatore era lo strumento del momento, pochi sono riusciti nell’impresa di renderlo uno strumento creativo e non un mero gadget alla moda. Ricordo in particolare una frase di Gianni detta in tutta sincerità: “…la House Music può contenere tutto” E con questa filosofia omnicomprensiva ogni uscita discografica conteneva idee provocatorie ed originali: il tandem di Gianni (“know how” tecnologico e culturale) e Paolo (musicalità e trend) sfornava pezzi su pezzi dove trovavano posto micromessaggi con la voce di Robert Fripp, quella di John Cage, un synth ECM o la tromba di Jon Hassell… ci sarebbero voluti anni prima che la musica elettronica dance potesse arrivare ad un tale livello di evoluzione da poter contenere tutto questo: Alex Patterson, Mixmaster Morris o Steve Hillage avrebbero osato molto in futuro, ma in quel momento (inizio anni 90), loro erano già là.

Una riscoperta e un riascolto oggi dell’opera del progetto Visnadi rivela lati e sfaccettature multiple, che pur operando nella dance music (techno/trance/pop) sconfinava spesso in territori d’avanguardia pura e comunque inclassificabili. Lo stesso modo di concepire l’oggetto-disco era sfuggevole e forse proprio questo era nelle intenzioni degli autori. Gianni mi ha suggerito un giorno di ascoltare un brano “Zenith”, che ho poi trovato in un disco a dir poco demenziale (“The Republik of Moka DJ”), dove convivono rumori, grida deliranti, titoli ironici e una cassa martellante che sembra demolire ogni cosa… il tutto condito da idee elettroniche brillanti ma volutamente difficili da decifrare in un simile contesto. Perle ai porci? Può darsi… ma questa voglia di distruggere l’idea intellettuale dietro alla musica era geniale e costituiva la motivazione giusta in quel momento; il duo riusciva, senza sforzo alcuno, ad inserire simili perle nei contesti più disparati, restando sempre riconoscibili e mai banali. L’ironia e l’approssimazione del DJ (Moka) si mescolava con la competenza e la cultura dei musicisti in una combinazione obliqua e deviante. Ricordo un’intervista a Mark E. Smith (The Fall) all’inizio degli anni 90 in cui lo sgangherato punk (più tardi convertitosi all’elettronica) elogiava la musica di Visnadi per il suo carattere unico… questi suoni cominciavano così ad uscire dalla musica locale per arrivare ad essere realmente internazionali. Intanto venivano prodotti decine di mixes a 45 o 33 giri, talvolta con suoni e idee talmente improbabili da sviare qualsiasi tentativo di analisi. “Mixes Collected”, aveva aperto un varco tra le normali produzioni house dell’epoca, nobilitandone l’intento ed elevandone il significato, ma la techno spingeva ed era ormai il sound più richiesto. Lo stile con cui i pezzi erano costruiti, non era affatto banale e la cassa in 4/4 mai prevedibile, posta spesso in punti molto inconsueti dei sequencers creando grooves atipici: quell’incredibile fantasia basata su riffs minimali e suoni avvincenti aveva dato alle stampe il progetto C*Y*B con un primo EP omonimo eccellente, un secondo “Syxtrax” con atmosfere molto diverse tra cui la notevole “Invite” presente in 2 versioni alla fine delle facciate, e una serie di singoli strepitosi in cui l’unico apporto “umano” consisteva in una frase ripetuta da una voce campionata, spesso “trattata” al limite del riconoscibile. I progetti “Visnadi” e “C*Y*B” sono a mio parere complementari: mentre il primo si basa sulla raffinatezza di ritmi lenti ed eleganti uniti a splendide sequenze armoniche (“Dreams”, “The Good Place”, “The Lion”, “Hyde”), il secondo esplora le possibilità ritmiche e ipnotiche in modo definitivo: non esistono dischi di techno di tale impatto (vedi “Snake Bit”, “Five”, la martellante “Come On Boy” e gli l’incredibili “Now” e “Unstoppable”, forse i singoli più classici dell’intera produzione C*Y*B che includono svariate versioni ciascuna con uno strumento in evidenza nell’arrangiamento); consigliatissimo a questo proposito il primo C*Y*B EP (mini cd stampato su UMM), selezione ideale dai vinili con 4 pezzi perfetti tra cui l’esemplare “It’s Too Funky”. Contemporaneamente Visnadi inserisce un pezzo di ambient bellissimo, “Slave To The Moon”, in un’interessante compilation assieme a Moby, Shamen ed altri. Il livello qualitativo del lavoro del duo resta eccellente in numerose uscite fino al successo dei pezzi cantati in cui la nuova linea “pop” crea un momento di stacco tra la techno e la canzone… della seconda parte della carriera di produttori internazionali dei fratelli Visnadi non mi occuperò in questa sede, ma vanno almeno citate le hit “Don’t give me your life” (Alex Party) e “Dreamer”, con il conseguente classico album dei Livin Joy “Don’t Stop Movin’ “, da cui una serie di riffs caratteristici imitati poi da molti: l’Eurodance era nata anche a Mestre.

Gianni Visnadi dopo il 2000 è stato parsimonioso, ma attento nella creazione musicale. In particolare “Glass Tongues”: microcosmo semi-infinito di suoni, realizzato con un altro musicista veneziano, David Mora, per la scultrice del vetro Mery Rosin, da cui un’ installazione di una trentina di sculture con sembianze di animali lagunari “parlanti”, sospese in un’atmosfera tra l’abissale e il cosmico nel salone di palazzo Fortuny di Venezia. Da qualche anno l’installazione viene esposta tra Europa e Usa, in particolare alla Biennale di Venezia, nella Cisterna Romana di Istanbul e al EMP Museum di Seattle.
Di tanto in tanto un brano inedito e senza tempo esce per magìa dal suo cappello, come sul recente Diplocomp, e incredibile ma vero, il ritrovamento casuale al mercato delle pulci di Parigi di una cassetta originale degli anni ottanta, ha dato l’occasione all’etichetta francese Antinote di pubblicare l’album “Imaginary Choreography”, un lavoro originariamente destinato alla danza che ha trovato un nuovo pubblico di appassionati sempre più alla ricerca di capolavori nascosti; 5 lunghe tracce ricche di atmosfere minimaliste e wave rotanti attorno al caratteristico sound delle drum machines, suggestivo e sorprendente anche dopo ripetuti ascolti.
E’ auspicabile un gradito ritorno che cancelli le amarezze professionali che lo hanno tenuto lontano dalla musica negli ultimi anni. In ogni caso l’importanza e la mole del materiale pubblicato in quel periodo fecondo, sarà difficilmente eguagliato non solo nella musica italiana, ma in anche quella internazionale.

Nel dedalo di registrazioni, remix e formati concepiti allo Studio 77 (di difficile ricostruzione, credo, anche per i musicisti stessi), potrei estrarre qualche personale esempio che vale davvero la pena di essere ascoltato… e oggi con la rete a disposizione, molta di quella musica é ancora reperibile. Solo un consiglio: cercate gli originali su Discogs o in altri siti… non scaricate mp3 da You Tube spesso inesatti e di scarsa qualità.

Discografia selezionata:
VISNADI – Mixes Collected (CD album) UMM 1994
VISNADI – NOFutureNOPast (vinyl) UMM 1991
VISNADI – Four Journeys (vinyl) UMM 1992
VISNADI – Racing Tracks (vinyl) UMM 1993
VISNADI – The Lion And Other Stories (vinyl) UMM 1995
VARIOUS – UMM In Progress Code 1 (CD) UMM 1995
TECHNICIDA VOL.1 (vinyl) FLYING 1991
C*Y*B – Snake Bit (vinyl) UMM 1992
C*Y*B – E P ‎(CD Maxi) UMM 1992
C*Y*B – Syxtrax (vinyl) UMM 1993
C*Y*B – Come On Boy (vinyl) UMM 1995
C*Y*B – I Love You Darling (CD Maxi) UMM/Orange 1996
C*Y*B – Unstopable (CD Maxi) FUEL 1998
COOL JACK – Just Come (vinyl/CD Maxi) Black Moon 1992
X-STATIC – I’m Standing (vinyl) UMM 1995
X-STATIC – Move me up (vinyl) UMM 1995
2 GUYS – Pleasures’ EP (vinyl) UMM 1993
ALEX PARTY – Don’t give me your life (vinyl/Cd Maxi) UMM 1994
ALEX PARTY – Wrap me up (vinyl/Cd Maxi) UMM 1995
MOKA DJ FOR EUROPE (vinyl) High Speed Records 1993
THE REPUBLIK OF MOKA DJ (2×12″ vinyl) High Speed Records 1993
LIVIN JOY – Don’t stop movin’ (CD album) MCA 1996
PAKI VISNADI – Imaginary Choreography (vinyl+download) Antinote 2015 (rec. 1984)

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