aorta

Il seguente testo fotocopiato e rilegato con una cucitrice (!) nel 1991 è stato incluso in pochissime copie dell’edizione in vinile di The Wind Collector: non ricordo esattamente quante (20, 30?), ma se lo avete trovato siete fortunati! La parte 2 era stata poi inclusa ufficialmente nel booklet della compilation Les Mysteres Des Voix Vulgaires. Riletto oggi ha ancora il suo perché… almeno per l’autore.

AORTA

1.

il linguaggio é dissepolto

articola parole di pietra

antiche

primavere d’estasi

mentre l’io é reso irriconoscibile

come in uno spirito di pesce

dal segnale distorto

di mille profezie

stagioni di pioggia

percorso ad ostacoli

in verticale

non parlerò a nessuno

di ciò che ho scoperto

tra la polvere magnetica

del tuo giardino

non senti?

c’é parte di noi in questi suoni

e quasi non ne eravamo a conoscenza

ma come sono usciti, da dove?

anche quando il messaggio sembra concluso

il mio cuore continua a trasmettere

flusso astrale

aorta

galassia madre

giunge esattamente in quel punto luminoso

nel cielo

sorgente di suono

sorgente di pensiero

si propaga verso di me

nella direzione che sai

all’interno o al di fuori del sistema solare

precipita

dallo spazio nel tempo

mentre sto decifrando le iscrizioni:

ecco il segnale che attendevo

previsione di luce

nuova fluorescenza

non sono più l’albero di un tempo

e le mie foglie

narrano di dolori incalcolabili

ma é stato come risentire il suono della mia voce

dopo esser stato in silenzio per anni

ad osservare il pianeta risplendere

di luce propria

correre fino alla collina

per guardarti tramontare

e poi non vedere più nulla

fino a sera

verso il sonno

le ultime sette parole del vento

ascoltale

ascoltami

adesso

2.

almanacco

presenza delle stagioni

ciclicamente

sfera

passaggio

irregolare

terra

particolare

cielo nuvoloso e profondo

porta attraverso cui

accedere al suono

viaggio senza ritorno

su dimensioni astrali

volumi

liquido

pianeta

con nervi e arterie

sintonia incomprensibile

tensione

partenza

allineamento e distacco

fuoriuscire in tempo

crosta terrestre

apertura

dirigersi verso

segmenti della mente

sensazione

alberi di sicurezza

paesaggio di cristallo

riflesso speculare

respirare indipendentemente

materia pulsante

esistere

universo sconosciuto e luminoso

segnali d’aria da codificare

parlami adesso

incrociando silenzi e visioni

previsione

errore

intuizione

germoglio

pianura

veduta aerea della mia vita

parte di me

pensiero irrigato

traiettoria da seguire

avvertimento

nessuna direzione sbagliata

rondine di nuvole

cospargere cosa?

il corpo di marmo

dentro la memoria

quando ancora il deserto interiore

raggiungeva confini mai visti

da occhio umano

mi svegliai urlando

cervello senza tempo

spazio alieno

possibile

foglie che cadono

stanza vuota

pavimento che calpesto

ancora stanze vuote

infinite stanze vuote da percorrere

attraverso corridoi bianchi

e poi ancora a sinistra

dove improvvisamente

appare

trasfigurazione

me stesso

qui

sereno

in città parallele

a velocità differenti

la luce ne illumina una parte

addormentato

infanzia

eccola

corro

ancora e ancora…

3.

orbite di percezione

in epoche

di rotazione e movimento

ci adattavamo

a temperature sconosciute

ascensore

solitario

in un grattacielo luminoso

attraverso una data densità

in spazi diagonali

trasparenti

materiale pensante

da cui attingere sapienza in gocce

profumi

di rara essenza

recipiente di colore

udire lontani richiami

come se provenissero dalla mia stessa stanza

visionario

nelle assolute certezze

mai provate

forme di minerali vivi

in labirinti di pietra intarsiati

cobalto

contenitore di sfere

proiezione dell’io abbandonato

risolto oltre il tempo

rovine e rovine

disseminate

per una via polverosa

libro d’argento

illustrazione in rilievo

paesaggio

e ancora il grattacielo

teso verso un cielo invernale

terra mattutina

seduto

riposa

l’uomo albero tranquillo e geometrico

nel suo fogliame

e talvolta base orizzontale

sopra la quale erigere

infinite novità

torri

senza alcun limite d’altezza

asse

orientato verso ovest

analisi

globo terracqueo

non ho più mura da scalare

di fronte a me

in prospettive piatte

silenziose

che lato scegliere?

il semideserto habitat

nel trittico dipinto

dove esternamente

salgono scale

e finalmente vedo il luogo

assoluto e inutile

nella sua vastità

in cui sparire per ore

ad osservare lo spazio

oltre lo specchio,

oltre

4.

il pianeta blu

risplende

di luce propria

supernova

in lontani orizzonti

si distinguono chiaramente

devastazioni antiche

passaggi remoti

di civiltà scomparse

nei secoli dei secoli

amen

al telescopio

osserviamo

i templi del dovere

sbriciolati

nel cambio di dimensione

indietro nel tempo

correndo a velocità impensabili

superando la luce

iride dal cielo

spaccatura conica

nello specchio planetario

attraverso cui passammo

in epoche remote

ricordi?

ed ora

eccoci ancora

nel circolo antico tra le grandi pietre erette

milioni di anni fa

resistono

nei secoli dei secoli

amen

passiamo all’interno

del buco nero

dove l’io

disintegrato

si desta

nell’esatta percezione dell’ignoto

esatta

quanto una goccia d’acqua

perla di vita

non dimenticherò

nei secoli dei secoli

big bang

5.

trasfigurazione

nel frutteto

dietro foglie bagnate

che nascondono i segreti del buio

attorno a spazi verdi

vuoti

come vetro

in trasparenza

apertura direzionale

segmento infinito di gioia

crescita oltre ogni previsione

germoglio spettacolare di colori

racconti che ascoltiamo

rapdi e segnaletici

il ritorno appare

nuovamente

dietro di noi

luce

dominio degli eletti

non un dio

che espria il suo parere

non un astro

che discenda verso di noi

come un tempo accadeva

un tempo

furono avvistati innondamenti planetari

triangolari e ormai sepolti

dalla polvere di statua

caduta dal cielo

accolta negli appositi recipienti

donati dagli astronauti

e sotto quel velo di plastica

deposto

oltre il mare

ci svegliammo

improvvisamente

rianimati

nella nebbia del pensiero

per guardare

il cambio delle stagioni

immobili

6.

presenza

ostrica

lo spirito di pesce

rinnova la sua mente

in un fluire lento

quasi immobile

ricorda perfettamente

che numerose rovine

furono improvvisamente collocate

sulle terrazze dei palazzi più ati

accuratamente disposte

da un’intelligenza superiore

apparsa all’alba del cosmo

eppure tuttora attiva

nell’ideare enigmi

irrisolvibili

per l’umanità intera

proiettata in viaggi infiniti

verso dimensioni incerte

ma pure

il ponte tangibile

tra l’oggi e il domani

porta aperta puntuale

moltiplicazione

di mondi rocciosi

sui quali

l’obelisco argenteo

si rende visibile

ai quattro punti cardinali

già vissuto

come sfondo di antichi pensieri

scritture indecifrabili

ritrovate in punti sconosciuti

del nostro pianeta

nel momento

preciso

perduto

all’interno di uno strano materiale

chiamato memoria

denso

come una sostanza animata

principale causa dell’incoscienza

di esistere

come un uomo

lanciato verso una missione impossibile

dimenticata dal tempo

senza testimoni

nè gloria

la fine dell’infinito

si profila

anni luce lontana

dalla nostra casa d’infanzia.

Epilogo.

Dopo un lungo cammino arrivammo finalmente al luogo dove si diceva esistessero le rovine del tempio; un ampio spiazzo situato su un ripiano nel mezzo delle colline si estendeva davanti a noi. La terra sembrava esser stata bruciata nel centro da una misteriosa fonte di calore che doveva essersi irradiata verso l’esterno formando dei raggi sull’erba.

Da quel momento in poi non ricordo più nulla.

Alessandro Monti ©1991-2020 tutti i diritti riservati… per quanto possa servire al giorno d’oggi, soprattutto nel far west della rete.