“monti” : prima recensione (…e non solo)

Sul tavolo ci sono due caffè, un bicchiere d’acqua e una pastarella soffice chiamata Zurigo, i seggioloni di similpelle sono comodi, l’assetto giusto per una chiacchierata. Alessandro con la sua verve rigorosa e ironica prende a parlare, dipana una trama di fine tessuto, fili sottili e luminosi si intersecano con altri fili e nodi e poi snodi, una partitura musicale perché di musica si parla, quella musica , quella vasta regione di cui possiede mappe coi sentieri segnati che portano a radure illuminate; insegue capricci e curiosità, si diverte e mi diverto a inserirmi in quel flusso che ormai è divenuto discorso: un serpente di mercurio sceso dall’albero.
Giorni addietro mi ha sorpreso col suo libro, un lavoro impressionante dove gli aneddoti si intrecciano ai saperi e la competenza trova parole nell’umorismo e poi nella riflessione screziata nei toni dal suo andare onesto, dal lasciare spazio e respiro per ancora tante cose, tanti pensieri, tante musiche. Di musiche parla il suo libro, di tutte le vicende, le occasioni, le scoperte, le indagini e i viaggi che gli hanno permesso di farci lettori attenti del suo lavoro di scrittore.
Stasera, al tavolo, tra i caffè, spunta un cd, con una bella grafica di un verde tendente al giallo (o un giallo tendente al verde) e blu, il suo recentissimo, nuovissimo cd. “Mi piacerebbe che tu scrivessi le tue impressioni, naturalmente se ti piacerà” dice, ne sono lusingato, non sono un critico né un musicista semmai un ascoltatore credo di buon gusto e per questo so che mi piacerà; non è una decisione, non è una scelta è un’atmosfera , un silenzio che si fa presente tra il chiacchiericcio, un gusto che assaporo mentre ne parliamo.
Nel brano di apertura una poetica degli opposti si afferma subito con grande delicatezza, i mondi si incontrano e si uniscono grazie all’alchimia di una voce soffusa, notturna, interrogativa la trasformazione avviene senza nulla mescolare, in tenero equilibrio, un fremito appassionato, riconoscente.
Nella seconda traccia troviamo, sotto i portici, nei pressi del Caffè, in un angolo nascosto, un cortile riparato dal pavimento a quadri e qui un tavolo basso carico di alambicchi gorgoglianti: la materia si trasforma e si colora, ammutolisce per qualche istante e poi riprende sommessamente a liquefarsi per poi solidificarsi.
L’atanor degli alchimisti risplende di un profondo fuoco interno, solve et coagula, solve et coagula… Con gli occhi lucidi usciamo dal cortile e percorriamo ombre e luci sorprendendoci, echi di passi, improvvise apparizioni, un mondo si mostra: tappeti sonori che sfociano repentinamente in piccole radure dove suono e silenzio si accolgono.
Come nella scienza l’osservatore è parte integrante dell’esperimento così nella musica, a mio parere l’ascoltatore è parte dell’esecuzione, è così che si trasforma l’elemento sonoro, così, quando la musica è di valore, ogni ascolto rinnova, evolve, cambiando l’ascolto, la musica e l’ascoltatore.
Ora sono lusinghe quelle che mi giungono, un incedere lento, paziente misterioso, chè la musica è mistero che mai si rivela del tutto, forse il suo mistero è di restare sempre misteriosa. Un altro giardino segreto, altre ampolle riscaldate sobbollono e inventano un vento basso che accarezza i passi verso la prossima stanza. Una voce sorge dai suoni senza del tutto affrancarsi sono di sicuro indizi.
Forse ci siamo smarriti, le luci paiono opache e un suono incantatorio ci sospinge in avanti con molte domande sulle labbra e un sorriso un poco tirato. Il suono incombe e l’aria matura elettricità, passi incerti, nel magma della nigredo eppure non ci sentiamo affatto respingere, anzi col tremore la curiosità ci sorregge poiché l’aria si apre severa e un soffio ci attrae.
Possiamo un poco rilassarci, leggere distillate note di chitarra e suoni lunghi e un pianoforte discreto ci riportano nella quiete, le luci soffici dei lampioni illuminano un pavimento traslucido le foglie del primo autunno sollevate dalla brezza percorrono sentieri noti solo a loro.
Sette e sette erano, come i giorni della creazione in cui i principi si fecero noti e anche il sapere e la dialettica degli opposti e il loro superamento e forse, perché no, anche la musica è nata in quel tempo, se tempo c’era, magari è un fatto poco noto, magari è proprio la musica che può rivelarci i misteri del tempo che forse si mostra solo nel calore, nell’atanor. Che sia l’alba ora?
Credo proprio di si, è un’alba energica un’alba che non abbandona la notte perché ricordiamoci che siamo dentro una trasformazione, nel cambiamento; Alessandro ha gettato i suoi dadi, il gioco si è mostrato, il sentiero si è tracciato percorrendolo ora, un altro lancio di dadi s’il vous plait.
[CLAUDIO TESSER – Radio Sherwood]

OUT NOW!

REVIEWS:

BLOW UP:
BlowUp_283_Dic2021_AlessandroMonti


TomTomRock:

Recensione: Alessandro Monti – Monti

ALTRE REVIEWS ONLINE:
https://www.barrylamb.com/archive/alessandro-monti-monti

https://nonsoloprogrock.blogspot.com/2021/10/alessandro-monti.html

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