SUL CONCETTO DI “VISUALIZZAZIONE”

Non passa giorno che al Telegiornale non si parli delle innumerevoli sbalorditive “visualizzazioni” dell’ultimo pseudoartista di turno, come se la musica fosse ormai ridotta a mera finzione video, un mordi e fuggi da smartphone, un inutile sforzo senza senso. I grandi esperti di musica e spettacolo dei notiziari, inebriati dall’ultimo gergo alla moda, dedicano ampi spazi ai più inutili personaggi e vogliono farci credere che il termine “visualizzazione” corrisponda al nuovo traguardo, sostituendo così l’obsoleto termine “vendita”, ormai sparito sia dal concetto fisico che da quello di download… dal momento che tutto é servito su un piatto d’argento da google e dai suoi files “auto-generati”. Più “visualizzazioni” hai più sei arrivato, ma arrivato dove? Il concetto di “vendita” non viene più nemmeno preso in considerazione, sembra che tutti siano inermi di fronte a un simile fenomeno; le eccitanti “views” stanno gradualmente e sistematicamente sostituendo il normale rapporto equo di produzione/fruizione tra artista/utente. Ma proprio qui sta il paradosso: se il termine “vendita” un tempo era sinonimo di musica commerciale, oggi diventa a mio parere la bandiera alternativa da sventolare ai 4 venti: la prova di un corretto rapporto tra produttore e fruitore. Come non vedere che tutto é abilmente studiato per riuscire a catturare sempre più utenti e realizzare la sottomissione al nuovo mezzo digitale? Sembra uno scherzo o una moda come un’altra ma é molto, molto di più, un riflesso di una trasformazione sociale molto seria. Tale terminolgia alla moda, ostentata quasi a sfidare tutti coloro che non si adeguano ai tempi, non denota affatto modernità o evoluzione, ma solo un assenza di capacità critica e di analisi dei fenomeni culturali: proprio questo é il fulcro del progetto, cioè togliere di mezzo ogni idea creativa e autonoma riguardo all’arte. Così a guadagnarci non sono più gli artisti o gli editori, ma google e le compagnie telefoniche che passano come un bulldozer sul diritto d’autore e sugli stessi artisti, privilegiando campi più redditizi della futile musica. Quali interessi si celano dunque sotto tali pratiche? Tutti attendono una risposta che é lontana dall’essere formulata, ma facilmente immaginabile ad un attenta lettura. I fautori del free download avevano iniziato l’opera anni fa, incuranti di cosa avrebbe portato, consentendo ai colossi di internet di appropriarsi di tutto il possibile… in fondo era questo quello che volevano, no?

In sintesi: é così dunque che si misurano oggi il valore e lo spessore di un artista? E’ bene ribadire ancora una volta che le visualizzazioni non sono traguardi, ma semplicemente dei veloci passaggi che non contano nulla e sono spesso interrotti dallo stesso utente che non sa più nemmeno cosa significhi ascoltare un intero pezzo (figuramoci un album!). Tali “views” portano infatti solo una sorta di notorietà fittizia nel web ingigantita dalla falsa informazione dei vari notiziari, telegiornali, social networks e talent shows… anch’essi parte del grande progetto.

Dal punto di vista artistico l’uso banale dei video ha portato ad una vera e propria crisi del mezzo stesso, un tempo interessante forma espressiva come una sorta di “televisione alternativa” e orientata ad un concetto multimediale dell’arte che oggi sembra aver perso ogni significato, ingabbiato dalla sottocutura dai miraggi dell’affermazione personale e del successo.

Resto dell’opinione che essere presenti in rete oggi può essere solo un riferimento per chi cerca qualche notizia su un autore o su un lavoro fisico, ma che il tutto risulta sempre più dispersivo e deprimente… é davvero impossibile orientarsi in un mare di pagine futili, pubblicità fuorvianti, false notizie, siti civetta e pagine che si aprono senza il nostro consenso: questo modo di “promuovere” la musica é un gatto che si morde la coda in un circolo vizioso che punta all’esatto contrario: essere fagocitati dal sistema capitalistico, oppressi, fottuti.

E allora arrendiamoci all’evidenza senza disperare perchè esiste una soluzione per chi continua a produrre dischi: la “visibilità” degli stessi attraverso concerti, showcases, fiere, mercatini e mostre per appassionati. Ovviamente sta a tutti noi diffondere la controinformazione e la vera cultura musicale e letteraria. Dare tutto per scontato non va bene: é ora di dimenticare le visualizzazioni e lavorare per far conoscere e vendere i nostri lavori nella vita reale: solo così si tornerà ad ascoltare veramente e ad un corretto rapporto produttore/fruitore, cosa che é stata gradualmente smantellata da un invisibile e sapiente Burattinaio. Forse alcuni ricorderanno che avevo intuito molti anni fa l’inizio di questa nuova era di falsa libertà attraverso l’uso indiscriminato del free download e la romantica idea dei creative commons: un mio vecchio intervento nei socials aveva scatenato un vespaio… non mi sbagliavo, ma il tutto é andato ben oltre a mia immaginazione.

A.M.

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