BLOW UP. [prima recensione cartacea]

THIS IS NOT A CONCEPT!
Unfolk
File Under Oblivion – 2cd MP& REcords [11 + 8t]

Fa un certo effetto sapere che “File Under Oblivion” viene annunciato come ultimo capitolo di un collettivo aperto che attorno a una figura leader come Alessandro Monti vede ruotare una serie considerevole di musicisti, alcuni come Bebo Baldan e Andrea Marutti già noti ai miei orecchi, ma tra gli altri anche ospiti di rilievo come Tim Bowness, Mauro Martello degli Opus Avantra e mister Visnadi maestro della house music negli anni 90. Perchè a dispetto di ogni atto finale, questo corposo doppio cd é talmente ricco di input, da richiedere tempo e più ascolti per essere pienamente metabolizzato e valorizzato per quel che merita. Potremmo dire di un mix di prog, pop, elettroniche, ambient, house ma rischieremmo di essere fuorvianti se non cogliessimo quel sottile velo di ambiguità sospeso tra utopia (sogno, oblio) e distopia (disagio, critica, inquietudine, buco nero) che permea il passaggio da un primo disco più solare, ottimista dove testi e canzoni hanno un ruolo significativo di raccordo tra pezzi strumentali, ed un secondo dove pare alzarsi sempre più concitata la temperatura del groove, mentre la voce si fa sempre più robotica e sintetica ed anche la dance in tre parti di Dance In Opposition non appare tanto rassicurante, per quanto ci provi l’ipnotco Visnadi remix in Doorways. Stupisce invece nel primo cd il depistaggio apparentemente pop di canzoni come Guides To Oblivion e Every Note Of Us, che poi evolvono su lidi più accidentati e sperimentali, per non dire di Time Capsule 2008: Mr. Vuh Returns che sembra evocare i Popol Vuh più solari di “Einsjager & Siebenjager”. E che dire di Q: Are We Not Humans? Una domanda di rimbalzo ai Devo? E dei trasognati minimalismi in salsa Canterbury di Time Capsule 1999: Skybus To Oblivion? Qui si un oblio a cui lasciarsi andare perdutamente. Ma cari Unfolk siete davvero così sicuri che questo sarà il capitolo finale?

7/8 Gino Dal Soler [BLOW UP, lug-ago 2019]

COMMENTO:
Ringrazio Gino Dal Soler anche a nome della label MP& Records e del Collettivo Unfolk (inclusi i musicisti non citati nel suo pezzo). Con le sue parole ben ponderate sembra aver penetrato l’essenza del lavoro, impresa decisamente ardua. Capisco quanto, un disco così denso di generi alternati, possa essere di non facile collocazione e comprensione, ma questo é stato voluto sin dall’inizio per creare un ponte tra le epoche grazie soprattutto alle nuove tecnologie, che hanno fatto nascere (é bene ricordarlo) molte delle idee contenute nel nuovo lavoro. Le parole di Gino mettono in evidenza i diversi livelli di lettura, riuscendo così ad incoraggiare il lettore nel lungo viaggio musicale: a questo serve una recensione non certo alla critica o all’autocompiacimento linguistico.
Nel corso degli anni ho fatto di tutto per non apparire come leader del Collettivo Unfolk, arrivando persino ad eliminare il mio nome dalla copertina… ma era inevitabile che mi fosse dato un simile appellativo! Mi reputo più un “responsabile” del progetto; ma se per leader si intende la capacità di creare armonia e concordia attraverso la libertà di ciascun collaboratore, allora direi che ci siamo. Troppe volte ho assistito a mezze cartucce che si credono leaders ma che creano solo discordia e malumore tra i membri di un gruppo.
Personalmente non sono mai stato interessato ai voti (li ho abbandonati ai tempi della scuola), ma dal momento che gli esami non finiscono mai e questa sarà l’ultima pagella, li accetto e così sia.
E per rispondere alla domanda con cui si conclude la review: “si, siamo davvero così sicuri che questo sarà il capitolo finale…”, é stata troppa la fatica di organizzare un progetto simile per 13 anni, e soprattutto di questi tempi appare quasi una “insostenibile inutilità del creare”. Ora é giusto muoversi in altre direzioni; sono davvero felice di quello che abbiamo raggiunto, le soddisfazioni sono state tante ma non accorre continuare all’infinito. Sarà però un lungo addio con sorprese e promo nel corso dei mesi! Stay tuned.

Senza dubbio meritava dedicare un piccolo spazio ad una review cartacea, non solo perchè la prima in ordine di tempo, ma anche per aver dato qualche utile consiglio d’ascolto.
Per il momento non mi resta che citare il commento graditissimo e spontaneo dell’amico Tony Pagliuca:
un suono che si connette direttamente al cervello“.

A.M.

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