Cosa c’é dietro ad un disco?

Un disco? Non so se esista una cosa più strana ed anacronistica: una vittima dell’attuale confusione, della sottocultura diffusa, delle mode malate che disorientano; un fenomeno che un tempo era di massa, divenuto solo di culto o per gli addetti ai lavori. Ma per chi ha sempre amato la musica, non é mai cambiato nulla: si potrebbe dire addirittura che oggi i dischi sono opere alternative e underground nel vero senso della parola, molto più che in passato.

L’altro giorno ho deciso di fare un giro in bicicletta verso il mio posto preferito: Punta San Giuliano, alla fine del Parco di Mestre, dove in lontananza si può ammirare la più bella vista di Venezia. Osservavo i cigni, gli aironi e gli altri uccelli lagunari mentre ascoltavo una delle tante cose che ho a disposizione nelle “cuffiette”. La musica altrui mi ha fatto riflettere su alcuni aspetti del mio lavoro musicale.
Sono più di 2 anni che sto lavorando ad un nuovo capitolo Unfolk; avevo deciso che sarebbe stato l’ultimo e ho voluto inserire in una possibile scaletta tutto quello che mi sembrava di valore, cose nuovissime ma anche vecchie registrazioni rimaste per qualche motivo nel limbo, forse in attesa proprio dell’occasione giusta. Il risultato sarà certamente vario e, per onorare la tendenza dei differenti formati, quasi sicuramente si tratterà di un vinile (di canzoni) e di un cd (di brani strumentali) o viceversa, tanto é il materiale raccolto in questo periodo. Riflettevo sul percorso fin qui svolto con il nostro progetto: nulla può essere più lontano dal concetto effimero e imperante degli iPhones, delle visualizzazioni, dei likes, dei socials. Eppure senza muoversi all’interno di schemi e piattaforme alla moda, Unfolk ha certamente ottenuto qualcosa nel corso di questi 10 anni e per me é motivo di grande soddisfazione. Ma cosa c’é dietro l’attesa di un disco indipendente? A parte il lavoro e lo sforzo economico (ormai ignorato dalla maggior parte dei fruitori della cosiddetta musica liquida), troviamo le vicende pratiche ed umane più disparate. Personalmente volevo lavorare con ospiti ben precisi e, con calma e pazienza, pensavo di esserci quasi riuscito. Ma i rallentamenti e i relativi tempi morti sono sempre dietro l’angolo e si possono prolungare per settimane, mesi, fino a che si capisce che c’é un tempo per ogni cosa… tanto vale attenderlo.

Dal momento che credo che la maggior parte della gente non immagini neppure cosa ci sia dietro ad un disco e cosa possa dilatare un simile processo creativo, ecco alcuni aspetti che hanno influito nel nuovo lavoro Unfolk:
gravi malattie di amici musicisti,
traslochi di intere famiglie,
problemi di lavoro paralleli,
guasti improvvisi di apparecchiature,
indisponibilità delle persone,
indisponibilità degli studi,
problemi logistici e di trasporto,
le sacrosante ferie,
un caldo estivo insopportabile e la scarsa energia che ne deriva,
i dubbi e i ripensamenti…
e via dicendo.
Tutte cose realmente importanti davanti alle quali ci si deve proprio fermare; così situazioni che sembravano complesse come la partecipazione di collaboratori/ospiti inglesi, si sono rivelate semplici e relativamente veloci, mentre quelle che erano scontate per la vicinanza, sono ancora lontane dall’essere realizzate.
Alla fine, dopo la lunga attesa so che dovrò rinunciare a qualcosa, ma il nuovo lavoro uscirà in qualche forma, e come dice un caro amico “meglio fare le cose con calma e bene, piuttosto che avere fretta”: come dargli torto?

A.M.

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