intervista-verità

Dettagliata e a tratti amara intervista-verità nel numero di ottobre di MAT2020, la nuova versione digitale dello storico CIAO 2001: basta una semplice registrazione per scaricare la rivista o il pdf per MAC, iPhone ecc.
Colgo l’occasione per ringraziare Mirco Delfino e Athos Enrile per lo spazio dedicato ai nostri progetti.

http://www.mat2020.com/home.html

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Appunti per una ridefinizione culturale del disco
Diplocomp e Diplodisc: un’intervista ad Alessandro Monti di Mirco Delfino.

Alessandro Monti è il nome dell’artista veneziano che sta dietro al progetto Unfolk ed all’etichetta Diplodisc. Compositore e multistrumentista poliedrico e colto, Alessandro è arrivato a creare la sua label nel 2006, dopo aver maturato una solida esperienza come musicista e produttore, per pubblicare i suoi lavori sotto lo pseudonimo di Unfolk: tre album di nitida bellezza nel corso di otto anni, lavori affatto diversi l’uno dall’altro, il cui art work è raffinato e di buon gusto quanto la musica. Il disco omonimo del 2006, rimasterizzato e ristampato due anni fa in versione doppia, con un generoso bonus di inediti incisi sia dal vivo che in studio, è una raccolta di alchimie elettroacustiche, realizzate con un manipolo di amici, in cui il fascino arcano della matrice folk si coniuga spregiudicatamente e felicemente con l’avanguardia, l’improvvisazione di stampo jazzistico, spezie rock psichedeliche ed aromi esotici. The Venetian Book Of The Dead, del 2009, è uno struggente concept dedicato alle vittime dell’inquinamento del petrolchimico di Marghera, frutto della collaborazione col cantante britannico Kevin Hewick. Infine il recente spiritDzoe è una raccolta di otto movimenti strumentali realizzati in solitudine da Alessandro, concepiti durante una delicata fase di transizione esistenziale. E’ un lavoro introspettivo, scarno eppure sempre ricco di intuizioni sorprendenti, malinconico ma attraversato da una sottile vena d’inquietudine. Il disco è stato prontamente commentato da Athos Enrile nel suo blog, alla cui ottima recensione, abbinata ad un’illuminante intervista con Alessandro, vi rimando:

http://athosenrile.blogspot.it/2014/05/alessandro-monti-spiritdzoe.html

Col tempo la Diplodisc ha pubblicato anche lavori di altri artisti vicini a Monti: il suo vecchio gruppo prog Quanah Parker ed il trombettista Massimo Berizzi. In contemporanea con spiritDzoe viene inoltre licenziata la compilation Diplocomp. Sbaglia chi pensa sia il classico sampler promozionale, contenente materiale già edito e magari qualche anteprima. Si tratta di un’antologia che comprende ben 17 brani nuovi, per un totale di quasi 80 minuti di musica, con contributi di band ed artisti non solo italiani ma anche inglesi, statunitensi e canadesi. Il lungo elenco di stili riportato in copertina spiega bene l’ecletticità della proposta. Si va, per esempio, dal noise industriale dei “Rumore Austero (KAR)” al suono ancestrale del duduk, strumento a fiato tradizionale armeno suonato da Mauro Martello. Pure la raccolta ha una sua omogeneità, oltre che nell’elevato livello qualitativo, nell’umore un po’ crepuscolare e nella tendenza generale a non volersi limitare nei confini canonici dei singoli generi musicali, ma ad esplorare affascinanti territori di frontiera, a dimostrare che, se è vero che in musica molto è già stato detto, ancora è possibile contaminare e fare della ricerca senza rinunciare al calore espressivo ed alla comunicatività. Troviamo ad esempio che l’elettronica va a screziare la pregevole canzone folk di Adam Jansch e Nick Dawe, oppure il solenne post-rock chitarristico dei Daidono; il già citato Massimo Berizzi adagia il suono aereo della sua tromba, memore di Don Cherry e Jon Hassell, su di un ruvido tappeto ritmico techno, o ancora Storm di Daniel Brio, una suite di oltre 13 minuti, suona come un brano minimalista in cui irrompono delle movimentate dissonanze che sanno di free jazz. Citare solo alcuni artisti è fare torto a tutti gli altri, io esprimo la mia preferenza per il songwriting di Kevin Hewick e il magico suono del dulcimer di David Rankine, con il contributo di Alessandro al mandolino ed al basso. Monti è presente anche con due brani registrati dal vivo con Gigi Masin, avanguardia elettronica rarefatta fino ad assumere sembianze ambient, come già nel loro album The Wind Collector del ’91, divenuto con gli anni un disco di culto. A chiudere appropriatamente Diplocomp l’impeccabile trascrizione chitarristica del tradizionale veneziano Peregrinazione Lagunaria da parte dello scomparso Dale Miller.

“Appunti per una ridefinizione culturale del disco” è quanto recita un’ambiziosa ed emblematica nota sul retro copertina. A partire da questa mi sono rivolto ad Alessandro Monti nella sua veste di discografico, per chiedergli anche una riflessione sul senso del produrre e consumare musica ai tempi del digitale e di internet. Con grande disponibilità ha condiviso con noi le sue opinioni molto precise, e non sempre ottimistiche.

L’INTERVISTA

Diplocomp è una raccolta corposa con pezzi quasi esclusivamente inediti. Sono tutti artisti che hai conosciuto o coi quali hai collaborato?

Tutti gli artisti che hanno spontaneamente collaborato a Diplocomp sono amici musicisti o persone con cui negli anni ho avuto un rapporto artistico continuativo e che, naturalmente, stimo in modo particolare. Alcuni sono amici stretti con cui collaboro da anni: Gigi Masin, Bebo Baldan, Adriano Clera, Riccardo Scivales, Mauro Martello, Massimo Berizzi e il più famoso in assoluto: Gianni Visnadi, uno dei maestri della house/techno/trance internazionale. Altri sono musicisti che ho conosciuto attraverso il web come Daniel Biro titolare del bellissimo catalogo Sargasso, Kevin Hewick già collaboratore dei Sound e New Order che ha partecipato alla creazione di “The Venetian Book Of The Dead”, Adam Jansch (figlio di Bert) o Judy Dyble la storica cantante dei Fairport Convention che ha sempre avuto parole bellissime per il progetto Unfolk e che all’ultimo momento non è stata soddisfatta del suo contributo, pregandomi di non includere il suo brano; una menzione particolare merita il grande chitarrista acustico Dale Miller purtroppo scomparso. Le strane circostanze che mi hanno onorato della presenza di un suo pezzo sono spiegate sul mio blog (www.unfolkam.wordpress.com). Sono felice di aver potuto selezionare personalmente i brani da includere. Talvolta ho avuto addirittura l’imbarazzo della scelta, segno della stima che godono Diplodisc e il progetto Unfolk.

Ci sono delle anteprime di album in uscita per l’etichetta? “acoustic, world music, post-rock, prog, electronic, ethno-jazz, minimal, ambient, songwriting, chamber folk, improvisation, experimental” mi sembra uno spettro di stili a dir poco ampio, quali requisiti deve avere la musica per essere pubblicata su Diplodisc?

Quando ho scritto tutti gli stili presenti nel cd sul fronte della copertina non volevo peccare di presunzione, ma desideravo fosse un’indicazione utile per il contenuto e una specie di manifesto di quello che la musica significa per me: un territorio aperto senza barriere stilistiche. Francamente non so quanti siano in sintonia con me, credo sia stato un po’ un azzardo ma tutte le persone che hanno ascoltato il cd lo hanno apprezzato per l’omogeneità e la qualità, qualcuno ha anche intravisto la presenza di una “scena”, un gran bel complimento. Quello che ho cercato di fare con Diplocomp è stato di mediare le mie conoscenze e amicizie strette con quelle virtuali della rete, creando una sorta di percorso sonoro che passasse dalla musica elettronica all’acustica e che alla fine potesse avere una coerenza all’ascolto. Spesso il mondo della musica alternativa è molto settario perdendo di vista il significato più importante e cioè che la musica è originale, indipendente, autoprodotta ai margini dell’industria e dei media, lavorata e sudata con grandi dispendi economici. Nel 2014 nonostante lo spazio e le sovvenzioni sempre minori riservate all’arte, la musica resta una delle pochissime speranze dell’umanità per risollevarsi dallo stato di decadenza, disperazione e mediocrità in cui versa… quindi il mio lavoro che non è mai stato di tipo professionistico o lucrativo, va situato in questa dimensione utopistica e spirituale. Tieni presente che l’obiettivo è sempre e solo quello di ripagarsi le spese! Quindi non ci sono particolari requisiti ma solo la sincerità dei musicisti… e soprattutto non è un’etichetta vera e propria dal momento che il marchio Diplodisc non è registrato. Diplocomp è stato un tentativo disperato di aggirare i molti ostacoli delle produzioni indipendenti e di creare un’occasione per i musicisti di unirsi; ho pensato che nel nostro piccolo avevamo ottenuto degli ottimi risultati con il progetto Unfolk ecc. riuscendo ad entrare in prestigiosi cataloghi internazionali come Burning Shed, ma purtroppo non posso dire che l’operazione sia completamente riuscita…

A quando risalgono i due pezzi dal vivo con Gigi Masin?

Non ricordo la data esatta, circa 5 anni fa, e provengono dalla nostra unica performance in duo su invito di Scatole Sonore, Roma: nel cd li ho uniti come fossero un unico pezzo. Dopo il successo postumo del nostro album The Wind Collector (Divergo, 1991), i vari remix, l’inclusione di un brano in un paio di compilation e la recente doppia retrospettiva olandese dedicata a Gigi: Talk To The Sea (Music From Memory, 2014), abbiamo deciso di provare a fare qualcosa di nuovo assieme. E’ ancora solo una vaga idea, ma non sarebbe male constatare lo stato delle nostre teste oggi, dopo tutto questo tempo. Gigi aveva partecipato comunque anche ad un paio di pezzi nel mio progetto Unfolk.

Non trovi sia anacronistico stampare cd in un periodo in cui, soprattutto ai giovani, sono estranei non solo i dischi come oggetti fisici, ma forse anche il concetto stesso di album?

Nonostante il momento difficile credo che l’oggetto disco non se ne andrà facilmente dalle nostre vite: una volta al mese, per integrare il mio stipendio part-time, partecipo ad un mercatino e vendo un po’ di tutto a prezzi ragionevoli, album, cd, dvd; i giovani sono molto curiosi degli oggetti originali e stanno recuperando un certo interesse soprattutto per i vecchi vinili che considerano qualcosa per cui vale la pena spendere… un bell’oggetto con grafica e contenuto, differente dalla musica liquida (o liquefatta) cui sono abituati. Anche se la maggior parte di loro scarica tutto gratis ovunque, l’altro giorno in autobus ho sentito uno studente dire questa frase rivolto all’amico “sai, ho deciso che inizierò a comprare la musica perchè la qualità é migliore…”. Forse è di buon auspicio, e magari un giorno questo stesso ragazzo andrà ad ascoltarsi un intero album, stufo delle solite playlist.

So della tua avversione per i formati digitali e di un certo scetticismo nei confronti dell’utilizzo di internet. I cd Diplodisc sono disponibili anche in formato digitale? Vorrei che parlassi delle difficoltà e del significato del gestire un’etichetta nell’era di internet e del free download. Molti musicisti si pongono il giusto problema del veder retribuito il proprio lavoro…

Amo l’Audio e non la musica compressa, ma non sono mai stato contrario ad internet in senso generale, solo all’idea della musica gratuita, il cosiddetto “free download” che trovo una grande mancanza di rispetto nei confronti del lavoro dei musicisti. Per me ha senso solo il download legale, ma conosco persone che vivono su Soulseek o i siti di file sharing, e solo una minima parte compra poi quello che ascolta. Da un certo punto di vista internet è un altro esempio di oppressione capitalistica che, in nome di una falsa libertà, obbliga la gente ad agire come robot facendo dimenticare letteralmente le più elementari norme di correttezza e rispetto… tutto è dovuto. Anche i Creative Commons sono un’offesa per il compositore: un artista non può accettare di lavorare per niente, tutto ha un prezzo, anche il computer che tutti usano! Ma d’altro canto non posso nemmeno trascurare il fatto che tutti i contatti che abbiamo avuto negli ultimi anni sono avvenuti tramite internet e che le occasioni di distribuzione oggi sono infinitamente superiori; talvolta con il semplice passaparola del web si ottengono risultati sorprendenti come è avvenuto recentemente per i miei lavori con Gigi Masin. Dopo 20 anni che i vinili giacevano in soffitta, sono andati venduti bruciati… il che insegna che nulla va perduto. In ogni caso, tutti i nostri cd, ad eccezione della nuova compilation, sono sempre stati disponibili ovunque anche in versione digitale grazie all’ottimo servizio fornito da Cd Baby che, con una minima iscrizione, rende disponibile il materiale su tutti i maggiori siti da iTunes ad Amazon ed ora anche su Spotify.

In Italia SIAE e ministero della cultura provano a risolvere il problema imponendo addirittura una tassa sull’acquisto di smartphone e tablet che sa di sanzione preventiva, mentre Spotify e servizi affini vengono definiti per lo più dagli artisti come prese per i fondelli, dal punto di vista della retribuzione…

Siamo tutti d’accordo che la SIAE ha assoluto bisogno di una riorganizzazione totale perché gli artisti siano più tutelati, non a caso sono sorte recentemente organizzazioni che cercano di mettere ordine in questo settore, ma le cause della crisi musicale sono molteplici: gli interessi che sono dietro ad internet sono enormi, pensa solo al traffico telefonico e alla pubblicità… e non c’è motivo di preoccuparsi per il free download da parte delle majors: ad esempio ho letto che la Sony ha solo il 4 o 5 per cento investito in musica, il resto del business è nella tecnologia, dai televisori alle apparecchiature elettroniche di tutti i tipi. E’ deprimente pensare che siamo ormai in un far west dove è a portata di mano qualsiasi file: scopro ogni giorno siti da cui puoi scaricare ogni video/audio di YouTube o Soundcloud. Non credo più sia un fenomeno controllabile ed è un risultato di quella che doveva essere la nuova rivoluzione, il digitale; quindi bisogna cercare di capire in che modo positivo tutto ciò può essere sfruttato. Non credo assolutamente che mettere un disco intero in free download sia per un musicista una soluzione giusta né conveniente… certamente è la musica a perderne di più. Spotify paga anche gli ascolti ma ti assicuro che alla fine arrivano solo centesimi, mentre si dovrebbe cercare di spingere di più i download legali e le programmazioni radio: la RAI ad esempio ha sempre fatto un ottimo lavoro e colgo l’occasione per ringraziare lo staff di “Battiti” (Rai Radio 3) e Demo (Rai Radio 1), che purtroppo è stata tolta dal palinsesto.

Io trovo obiettivamente comodo sentire musica gratuitamente e liberamente su Spotify o YouTube e magari poi compro i cd che mi piacciono in particolare, ma mi rendo conto di rischiare spesso una bulimia musicale in cui la quantità va a discapito dell’attenzione. Mi chiedo quindi che problemi si pongano per un adolescente che non abbia il mio retroterra di ascolti…

Ripeto spesso che ci vorrebbe una nuova educazione musicale, ascoltare meno e bene: la frammentazione dell’ascolto in rete e la massa di materiale a disposizione sono un grosso problema, ti perdi facilmente nel mare di informazioni. Quando ero ragazzo, non potendo acquistare molti album, ascoltavo un “microsolco” per mesi penetrando ogni singola nota: ricordo ancora la scoperta della musica come una sensazione sconvolgente da cui non mi sono mai ripreso! La cassetta audio di Atom Heart Mother era una specie di porta verso un mondo nuovo e sconosciuto… un pezzo da 23′ con un gruppo rock, un coro e un’orchestra, era tutto quello che desideravo.

Ho inoltre l’impressione che oggi la musica nell’immaginario giovanile occupi un posto molto più marginale rispetto a ad un tempo…

Sono d’accordo. Anche se mi ritengo un incurabile ottimista e cerco di vedere sempre il positivo delle cose, la musica oggi ha perso purtroppo il significato sociopolitico che aveva un tempo, ma è solo lo specchio della stessa società che sta attraversando un periodo di drammatica transizione i tutti i sensi.

Il problema della qualità audio c’è che prova ad affrontarlo, il buon vecchio Neil Young ha lanciato il lettore Pono…

Ho seguito molto il vecchio Neil, sono cresciuto con la musica di CSNY, ma temo che negli ultimi anni abbia perso l’ispirazione arrivando a dire che “solo cantando una canzone, non si cambia il mondo…”, bella scoperta. Ma un tempo i suoi pezzi avevano un altro spessore. L’uomo sta invecchiando ma non in modo dignitoso come Dylan; credo che semplicemente abbia cercato una nuova area di interesse oltre agli amati trenini! La qualità della musica è importantissima e nel mio piccolo ho sempre cercato di realizzare prodotti nel modo più professionale possibile, ma non basta per ridare significato alla musica. Ci vuole una rivoluzione… come dice un altro grande, Robert Wyatt: “non una rivoluzione violenta, ma una rivoluzione culturale”. Parole sante.

Credo anch’io si tratti innanzitutto di un problema culturale, l’idea di rivolgerti qualche domanda è nata dalla nota scritta sul retro copertina di Diplocomp: “Appunti per una ridefinizione culturale del disco”…

Infatti, io puntavo essenzialmente sull’idea del disco che, come il libro, non può essere sostituito o ignorato; anche nell’epoca dei nuovi formati e delle nuove tecnologie dovrebbe restare alla base della nostra cultura. Così avevo deciso di non mettere l’intera compilation in download ma pensavo che sarebbe rimasto un oggetto esclusivo. Prima delle distribuzioni ufficiali (le ottime G.T. Music qui da noi e Burning Shed in UK) avevo offerto a ciascun musicista di acquistare copie del cd da me al minimo prezzo di fabbrica (€ 4), per poterle vendere in rete o ai concerti. Pensavo fosse bello per un musicista indipendente sapere che qualcuno ha stampato un disco con un tuo inedito accollandosi tutte le spese di produzione e non pensando solo al guadagno. Ma il risultato è stato disastroso; stentavo a crederlo ma ormai posso dirlo con esattezza: ad eccezione di 3 amici musicisti che ne hanno acquistato delle copie, NESSUN musicista ha chiesto nel corso dei primi mesi alcuna copia… alcuni hanno addirittura inviato delle scuse del tipo “te ne ordinerò un tot…”, “ci risentiamo presto…”, alcuni non hanno nemmeno risposto all’arrivo della mia copia omaggio per paura di dover essere obbligati ad acquistarne! Così ho capito che non succederà mai e nessuno si farà mai vivo. Questo ha dimostrato una cosa allarmante, e cioè che i più confusi oggi sono proprio i musicisti: non hanno compreso il significato dietro all’operazione Diplocomp e soprattutto non credono più ai dischi e alle possibilità di vendere/distribuire la propria musica in un formato fisico, un errore grossolano… in questo caso la mancanza di iniziativa degli artisti è stata a mio parere gravissima e peggiora ulteriormente la situazione musicale. Qui non si tratta di prendersela con la crisi, l’industria, la rete o gli mp3, ma di non voler acquistare nemmeno una copia di un disco che contiene anche la tua musica! Ognuno può inventare scuse o sparare cazzate, ma constatare tutto ciò è stato talmente sconcertante e deludente che, nonostante Diplocomp contenga musica davvero straordinaria e di altissimo livello, ho deciso che non avrà un seguito… non ci sarà mai il volume 2. La compilation è targata Diplodisc dpl 10, un decimo disco che doveva essere un traguardo importante ottenuto con le nostre forze e una sorta di celebrazione del catalogo, invece sarà probabilmente l’ultimo disco che produrrò. Sono certo che i nostri distributori faranno un ottimo lavoro e mi auguro che ci sarà un minimo di rientro economico, ma lascerò che altri facciano questo genere di cose; anche se continuerò a promuovere tutte le nostre uscite, l’entusiasmo per ulteriori produzioni se n’è andato per sempre… e oggi considero spiritDzoe, il mio cd solista, la perfetta chiusura di un ciclo.

Conclusione…

Non ci si aspettava che quest’intervista venisse a coincidere con un momento così tristemente significativo, che pare sancire di fatto la fine delle esperienze Unfolk e Diplodisc. Da parte mia possiamo solo invitare a prestare attenzione all’attività passata e futura di Alessandro, per l’intrinseco valore artistico e per le genuine ed appassionate motivazioni che lo muovono, e che lo hanno purtroppo portato ad una comprensibile disillusione. Ci sono concrete speranze di tornare quanto meno a sentirlo suonare; in previsione c’è infatti un ritorno con i Quanah Parker, oltre alla possibile ed auspicabile nuova collaborazione con Gigi Masin.

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