Distribution Links: G.T. Music & Burning Shed!

https://www.gtmusic.it/it/compact-disc/3883-unfolk-file-under-oblivion-2-cd-8001902100876.html

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FILE UNDER OBLIVION – press kit

UNFOLK :: FILE UNDER OBLIVION
available on DOUBLE COMPACT DISC & DIGITAL DOWNLOAD

English description:

“File Under Oblivion” is the final Unfolk album: from positive artistic oblivion (CD1) to negative Internet oblivion (CD2), the topic changes and so does the music; a PROGression through different genres, decontextualized and even merging into each other. Not exactly a “concept album”, but all tracks are thematically linked. Featuring the Unfolk Collective plus Tim Bowness as a special guest on one track, Mauro Martello (OpusAvantra) and a rare remix by house music legend Visnadi (who scored huge hits as Alex Party & Livin’ Joy in the 90’s). Exclusive artwork by Jarrod Gosling, Mastered by Jon Astley at Close To The Edge, London”.

THE UNFOLK COLLECTIVE IS:
Roberto Noè, Claudio Valente, Daniele Principato, Alex Masi, Elisabetta Montino, Riccardo De Zorzi, Franco Moruzzi, David Mora, Matteo Lucchesi, Tullio Tombolani, Bebo Baldan, Andrea Marutti, Alessandro Monti.

 

BREVI NOTE IN ITALIANO (per comunicati stampa/radio)

“File Under Oblivion” é il capitolo finale Unfolk: una PROGressione tra i vari generi musicali, decontestualizzati e talvolta uniti tra loro. Non é esattamente un “concept album” ma tutti i brani sono legati da uno stesso tema: l’Oblìo. Nel primo disco é di tipo esistenziale e artistico (con una valenza positiva), mentre nel secondo attraverso una critica ad Internet, diventa negativo facendo lentamente sprofondare il suono in un buco nero; riusciremo ad uscirne?
Durante la lunga lavorazione la musica ed i testi hanno subito mutazioni genetiche che hanno superato la barriera dei generi per approdare al disco definitivo del progetto Unfolk. Canzoni si alternano a brani strumentali, ma le voci da umane si trasformano talvolta in robot ponendo seri interrogativi.

Il Collettivo Unfolk ospita Tim Bowness (No-Man, Henry Fool ecc.) in un brano, Mauro Martello (OpusAvantra) e Visnadi (Livin’ Joy, Alex Party), maestro della house music negli anni 90. La grafica é stata creata dal grafico e musicista inglese Jarrod Gosling.

Sin dalla copertina si evince non solo che é un lavoro di un gruppo, ma che nel corso della produzione ho voluto che il disco mantenesse una sua ambiguità estetica e musicale: si potrebbe pensare ad un disco Prog quando invece gli stili sono i più diversi, o che ascoltandolo si possa pensare ad un disco Pop quando in effetti lo sviluppo musicale é puramente artistico; tutto nel lavoro appare fuorviante e si presta ad esser visto da differenti angolazioni. Ho scritto una lunga nota sulle motivazioni che mi hanno spinto a dare un certo taglio al lavoro e come il contenuto si sia trasformato nell’arco dei 2 anni impiegati a realizzarlo; credo però non servano tante parole per descriverne il contenuto: i dischi a mio parere vanno ascoltati più volte e metabolizzati più che teorizzati o descritti. I testi sono sintetici, immediati ma anche profondi e stimolanti per un dibattito sul mondo artistico attuale. Mi piace pensare che, riguardo alla conclusione del progetto Unfolk, tutti possano dare una loro interpretazione… amarne il contenuto o detestarlo. Una cosa é certa: questa musica non dà sicurezza o semplice intrattenimento; la vera identità della musica sta altrove o forse in nessun posto.

ITALIAN RELEASE DATE: 29/05/2019
PRE-ORDERS & DISTRIBUTION:
https://www.gtmusic.it/it/compact-disc/3883-unfolk-file-under-oblivion-2-cd-8001902100876.html?search_query=unfolk&results=6

https://burningshed.com/unfolk_file-under-oblivion_cd?filter_tag=unfolk

also available on digital download.

Album Teasers:
CD1: https://www.youtube.com/watch?v=5bmu_vWvBUY
CD2: https://www.youtube.com/watch?v=XP9YEcW6gcQ

Approfondimenti.

Iniziato nel segno del folk progressivo e della world music più varia, il progetto Unfolk é approdato ad una sorta di fusione di tutti i possibili stili: prima attraverso l’improvvisazione ed ora con la canzone trattata nelle varie sfumature, dal Prog alla Techno: per me la musica é UNA e non dovrebbe esistere una distinzione troppo netta tra i generi; non solo questo é salutare da un punto di vista culturale e filosofico, ma anche dal punto di vista creativo perchè non ammette restrizioni o barriere e incoraggia quindi la totale libertà espressiva. Da entusiasta quale sono di tutti i possibili linguaggi, da quello di ricerca al pop, ho trovato naturale costruire grazie al prezioso contributo dell’intero Collettivo, un lavoro conclusivo che potesse creare un ponte sonoro tra le epoche, impresa non facile. Sentivo la mancanza del “pop” di qualità e nel disco, la cui lavorazione è durata vari anni, non solo sono presenti canzoni ma anche generi in apparenza antitetici, che riescono a convivere nell’arco di uno stesso brano.

Dal punto di vista musicale “File Under Oblivion” sbriciola la nostalgia e guarda al futuro; l’ho definito una PROGressione di stili musicali che convivono come fossero parte di un enorme calderone, simile a quello che troviamo nel web: in effetti, nonostante il progetto Unfolk sia stato spesso inserito nel Prog, credo che quel termine non descriva esattamente il sound, ma sia solo uno dei tanti stilemi che appaiono nei dischi, interpretati (spero) con originalità. A mio parere l’attuale musica Prog é un’operazione puramente nostalgica per tornare al mondo della nostra adolescenza, qualcosa che ci dia sicurezza… ma quell’era é finita da tempo e questi sono tempi bui, occorre guardare avanti. Ho voluto porre interrogativi per una presa di coscienza nei confronti della realtà e della società, soprattutto per un’esigenza drammatica di cultura; il messaggio nei testi e nelle musiche (a tratti volutamente accessibili e provocatorie) é “senza rete”, in caduta libera… un volo che potrebbe essere accompagnato dall’ultimo urlo nei confronti di una realtà troppo oscura per essere vera. Ma “File Under Oblivion” é soprattutto un intrattenimento serio: la musica é un percorso musicale durato una vita e i testi possono essere anche letti separatamente. Nel primo disco si parla di un Oblìo esistenziale ed artistico, una conclusione di un discorso ma anche l’inizio di qualcosa di nuovo: si intravvede una possibilità positiva per il futuro. Nel secondo disco, dopo un brano introduttivo (ispirato dalla grafica di copertina), si entra in un mondo oscuro e sinistro: quello di Internet. Attraverso una critica del free download e una breve digressione sull’uso della rete, si approda al buco nero finale. Nel primo cd ai brani recenti composti negli ultimi 2 anni, si affiancano episodi strumentali (“Time Capsules”) provenienti da varie stagioni passate, pezzi rimasti inediti che risplendono di una luce nuova essendo stati risuonati, completati o remixati appositamente per l’album; anche se attraversano tutti i periodi della storia Unfolk, stranamente sono uniti da una loro coerenza ed erano perfetti per consegnare il progetto all’oblìo! Ho lavorato alla produzione con la consapevolezza che era davvero l’ultima uscita: intorno a me il mondo è decisamente cambiato da quando ho iniziato a lavorare seriamente nella musica e l’ultimo brano “Alpha/black hole/omega”, lascia in sospeso il discorso in modo inquietante.

Se la cultura passa ormai attraverso internet, e sono sempre meno le librerie e i negozi di dischi, abbiamo bisogno di “controcultura” oggi più che mai, più degli anni 60, 70 e 80… questo é davvero un momento storico cruciale. E allora perchè non iniziare dal problema musicale: specchio chiarissimo della situazione sottoculturale in cui siamo caduti. L’aver accettato passivamente gli interessi imposti dalle multinazionali e dalle compagnie telefoniche non é stata solo un’evoluzione tecnologica inevitable, ma un’involuzione umana, sociale ed artistica. Creazioni come i “file sharing” che regalano la musica in free download, o tutti quei siti con parvenza legale che rendono ridicolo il lavoro dei musicisti svalutando la musica, vanno cambiate dall’interno. Il fatto che un musicista guadagni 1 centesimo ad ascolto su Spotify, e nulla su YouTube é una grande mancanza di rispetto nei confronti del lavoro. Perchè ad esempio i siti che dovrebbero procurare il download “legale” distribuiscono interi albums su You Tube facilmente scaricabili con programmi disponibili su google? Quante volte abbiamo letto “Auto-generated by YouTube”… non è stata certamente una scelta degli artisti! E così le musiche appaiono immediatamente su altri siti gratuitamente. Tutto ciò che senso ha? Questa non é promozione (che sarebbe tale se apparissero solo estratti e non interi dischi), questo significa regalare la musica a gente che non ha più il senso del lavoro e che dà ormai tutto per scontato; ciò ha portato in breve al disinteresse per i compact disc (tuttora a mio parere il mezzo migliore per riprodurre la musica) e ad una strana rinascita del vinile, visto più come oggetto da collezione che supporto di qualità, un prodotto ibrido in cui il digitale riprocessa l’analogico e soprattutto un fenomeno di nicchia (vedi Record Store Day) che non ha NULLA a che vedere con quello che succedeva in passato! Tutto ormai é disponibile con un click e gli artisti si domandano quanti sono gli ascoltatori che oggi apprezzano veramente il supporto fisico; l’unica possibiltà per vendere i propri prodotti sembra rimasto il “live”, ma che fare quando i concerti sono difficili da ottenere, le occasioni rarissime ed i locali solo interessati all’ennesimo tributo?

Periodicamente sembra sempre ci siano venti di cambiamento in materia di copyright ma il digitale é, per sua stessa natura, impossibile da controllare e gli interessi dietro di esso sono immensi, sembra una partita persa in partenza: le stesse majors che dovrebbero promuovere la musica preferiscono investire sulla tecnologia informatica o avallare la politica delle compagnie telefoniche e non hanno tempo per questi problemi. Dopo aver decretato la fine della grandi case discografiche, tutto ciò si sta riversando di conseguenza anche sulle piccole etichette indipendenti. Vediamo inoltre Società di copyright che dovrebbero tutelare gli artisti ma che pensano solo a succhiare loro i pochi guadagni, veri e propri Robin Hood al contrario che non risolvono in profondità i problemi ma che lo fanno solo in apparenza.
Insomma la situazione attuale è un vero disastro: è probabile che se la vediamo come una transizione culturale, ci porterà senz’altro ad un nuovo cambiamento epocale; ma come per il ben più grave problema ambientale il momento di agire è ORA per evidenziarne gli aspetti negativi: siamo ancora in tempo per farlo.

So benissimo quanto radicale e impopolare possa sembrare questa mia presa di posizione: per la massa le scelte comode sono sempre le più facili da abbracciare e le più difficili da lasciare, ma non portano assolutamente a nulla. Il coraggio di abbandonare la strada facile per quella difficile ci porterà a riappropriarci della vera cultura, del linguaggio e della comunicazione, tutti aspetti in totale decadenza. Sta a tutti noi decidere se è un’utopia o se continuare a combattere questa battaglia. A proposito di questo discorso mi è stato chiesto: “…ma ti conviene?” La mia risposta è stata: SI perchè come artisti non abbiamo nulla da perdere… ormai abbiamo già perso tutto o quasi; il nostro dovere è porre in evidenza i problemi e non accettare passivamente ciò che viene imposto dall’alto. Stiamo diventando vecchi? A giudicare dalla voglia di reagire e protestare direi propro di no. E allora a chi si rivolge questa musica? I ragazzi oggi sono altrove sia come interessi che come mentalità, intossicati dallo smartphone sembrano non porsi alcun quesito… forse si rivolge proprio alla mia pigra generazione, colpevole di aver permesso il dilagare di una tale sottocultura senza porsi alcun problema, attraverso l’accettazione incondizionata di una tecnologia apparentemente utile e comoda ma anche ricca di insidie; avevamo oro nelle mani ma molti di noi lo hanno ridotto in polvere.

Questa mia digressione era necessaria per spiegare alcuni aspetti nascosti del nuovo disco, una sorta di manifesto definitivo del progetto unfolk: è bene sottolineare che questo non è un lavoro CONTRO Internet, ma costituisce una critica dall’interno per un uso intelligente del nuovo mezzo.

Un ringraziamento speciale a tutto il Collettivo e alla Label MP& Records per il prezioso contributo.

A.M.

MAGNUM OPUS

La presenza di ben 2 voci riferite al nostro lavoro nel corposo volume “Rock Progressivo Italiano” di Massimo Salari (Arcana) pone un sigillo a più di vent’anni di incessante attività musicale… ma se la presenza dei Quanah Parker nel libro é stilisticamente motivata, mi é difficile vedere il progetto Unfolk sotto la sibillina etichetta progressive-rock… Se per musica “progressiva” intendiamo però impegno sociale, autoproduzione professionale, continua ricerca in direzioni diverse, disinteresse cronico per il mercato e soprattutto una seria e salutare sperimentazione, allora certamente ci siamo e sono convinto che l’Autore ha valutato la cosa in tutti gli aspetti.

Mi sembra doveroso ricordare are che in più occasioni Massimo ha elogiato il nostro art-rock e posso solo ringraziarlo perchè per la prima volta il progetto Unfolk é stato incluso in un libro… e che libro! Va sottolineato che il volume é molto dettagliato e si aggiunge ad una piccola ma interessante letteratura in materia, uno strumento di consultazione utilissimo non solo per gli appassionati del genere.

“Progressive music, progressive politics…” diceva Chris Cutler nella raccolta “File Under Popular”, a mio parere quella definizione è ancora valida ed attuale per gli artisti, e può rappresentare un punto di partenza per approdare a nuovi e sorprendenti scenari, incuranti dell’apatìa culturale che ci circonda.
Per maggiori informazioni questo é il blog di Massimo Salari:
https://nonsoloprogrock.blogspot.it/2018/02/rock-progressivo-italiano-1980-2013-il.html?showComment=1522936307166#c3878040798615874045

GHETTORAGA: LUCA FERRARI INTERVISTA UNFOLK (INTERVIEW EXCERPTS)

Una lunga ed esauriente intervista di Luca Ferrari é disponibile sul sito ufficiale della THIRD EAR BAND, gruppo esoterico tra i miei preferiti del passato… Una sorpresa di fine anno! Potete leggere qui alcuni estratti:

LCF: Your first solo album, this wonderful “spiritDzoe” published in 2014, is a syncretic fusion of lot of folkloric and WM elements… and it seems to me to detect in it bits of Terry Riley, Richard Youngs, Cuffern (that wonderful album “Wyrdstone”), Michael Cashmore, ‘our’ Third Ear Band… all in a very personal, unique style that it’s just yours, of course – this “Unfolk”music you’re playing for at least one decade… How is born your “unfolk” and this marvellous solo record?
AM: Well, last year we celebrated 10 years of Unfolk with a collective album and “spiritDzoe” was my previous effort, my only “solo” album so far: I must confess I’m still very fond of its silent and humble perspective. It was a sort of musical therapy for me at the time in a difficult moment (separation from my wife, health problems, issues in my daily job), and something which took shape directly in the studio, with few pre-conceived ideas playing virtually everything at hand, deliberately leaving noises and imperfections on tape as a sort of human document, for me intensity was more important than perfection, expression more vital than showing off. So after listening back to all the pieces of the puzzle it seemed like a ritual, I was searching for the primitive rhythm, the purest essence of sound… passing through all the elements and instruments, finally reaching it in the all-percussive ending. Frankly I never heard some names you quote, but of course I’ve grown up listening to Terry Riley and John Cale (who indeed followed the most unique and extraordinary path in music), the Incredible String Band, Art Bears, Stockhausen and “our” Third Ear Band: listening to “Macbeth” as a teenager was a life-changing experience. I actually saw Richard Youngs in Venice years ago and I liked the records, but I think we have a different approach, he seems to enjoy singing a lot, while I mostly love the instrumental side… even if I’m working on an album of “songs” right now! Perhaps we both share this idea of Unfolk (“non folk” in Italian), traditional elements to be transformed by the times we’re living, through new technologies and other cultures. My “Un-folk” is “Un-orthodox” folk music, “Un-known” tradition, an organic update of that timeless musical language… it’s also a vital transformation, a never ending work-in-progress… Listening to the recording after all these years, on that final section I was influenced by the style of The Art Ensemble Of Chicago and the master Japanese percussionist Stomu Yamash’ta.

LCF: And what about “spiritDzoe”, your first solo effort?
AM:”spiritDzoe” starts with a mandolin feedback (parte 1), I think the only one recorded so far… but I could be wrong [laughs]. After I used all the possibilities of that instrument (both acoustic & electric) on the previous cds (“Unfolk” & “The Venetian Book Of The Dead”), I felt the need to go beyond the strings, because nothing’s sacred in my opinion; plus I love feedback and I tried to obtain the right notes while moving the neck in front of a small Orange amp at maximum volume… I practiced for approx 30′ until I found the right notes; it was truly inspiring and it slowly became a “composed” piece, using a synthesizer drone like a tamboura… in early music is called “bordone”, nothing’s changed and both East and West share the same elements. Lou Reed’s “Metal Machine Music” and Derek Bailey’s guitar improvisations were other influences at the time, and of course Syd Barrett’s use of controlled feedback on early Pink Floyd recordings. And yes: World Music has a special place in my heart: I started studying indian music in the early 80’s, then Greek, Balkan and African styles; we’re in the middle of a crisis in our Western world and arts reflect all this, so I’m learning from other cultures… there’s always something new to enjoy out there! Anyway in the making of “spiritDzoe” I was listening to the so-called post-rock scene… bands like Rachel’s, Labradford, Tortoise and the most popular of them all: Talk Talk, their last recordings “Spirit Of Eden”, “Laughing Stock” and the acoustic Mark Hollis’ solo cd are crucial records to understand the evolution of alternative music, still important and influential… perhaps the last great records produced by a rock band. I’m so happy you love “spiritDzoe” because it comes directly from my heart, it’s sincere and true and definitely the difficult and esoteric side of my work. I’m not a full-time professional musician, I’m also a healthcare worker and parts of “spiritDzoe” were inspired by my job with disabled people; I realized I wasn’t paying much attention to rhythm, but I was amazed at how important it can be… I mean spiritually, physically and psychologically.

LCF: So you are inspired by a lot of references and different music genres… what do you think about the present condition of Western popular music?
AM: What can we say? Something radically changed after the 90’s and during the last few years it seems that all quality pop songs disappeared from airplay, leaving only the same old melodies, the same chord changes and the same electronic tricks with no ideas, but I think that it reflects society’s decadence… I’m not sure if we’re living through an era of transition but you can experience this in politics, arts, media and culture in general. Talking about music: we don’t have talented artists like we used to, they were creating art-songs with lots of ideas. Technology nowadays is often used with boring effects, take the Autotune for example: you can hear it everywhere, but few people can obtain original effects from it; it could be really interesting for vocal transformations (like Vocoder in the past), but I only heard John Cale & Todd Rundgren using it in a creative way so far… but the fact is they’re both 70, this means a lot to me: different generations, different understanding of music and social awareness… this is truly a “generation gap” in a negative sense. After the 70’s many people of my generation hated the 80’s, but I remember I was listening to a lot of great songs back then, post-punk bands, new wave and synth-pop… recently I transcribed many 80’s classics on my guitar for a live unplugged project and I decided to choose mostly electronic dance pieces because they were a sort of challenge: all results were great, I had fun with the chords and structures… really good stuff. Now it’s over, I hear only bad copies of old styles. By the way I always loved pop songs and I really miss a good song coming from the radio; I used to buy pop records once in a while, but now I can only feel a deep void, we’re quickly going into a black hole where everything is filtered through social networks and cell phones taking control of the lives of millions: it’s very dangerous… I ran out of facebook years ago when they blocked my account for no reason: I was only promoting my music but they didn’t like it! Young kids now listen to music in cell phones, with awful audio setups, playlists made of short fragments downloaded for free from the Internet.They just don’t know how to hear music anymore, they can’t imagine what a full album is, and they don’t care about the work behind a record… they take their files for granted. I think it’s our responsability: we created a lot of culture in the past but we destroyed it with apathy and laziness. It’s a complicated matter and there are many levels of reading this, but the truth is: today showing a new tattoo is much more important than sharing a record, sad but true. So I could answer that the condition of Western popular culture is the result of a dramatic change in Western society. From time to time we still hear some great music… at 57 I’m still producing new records with the same enthusiasm though: you may say I’m a dreamer, but I’m not the only one (thanks, John!).

LCF: Yes, I agree with you, we’re living in very strange times: it’s so easy to produce music now, but at the same time we have a huge amount of rubbish around… What kind of music you’re listening to in these very difficult momentum for popular music?
AM: Firstly I don’t rely on the web too much… I only try to get infos about some rare material or specialist distributions, but I still support the local shops a lot: they’re the most important source for culture and they must live! Inside the booklet of the new “Intuitive Maps” cd I wrote very “alternative” notes: I thanked all friends working in record shops, they helped Unfolk so much through the years. Plus I think that walking inside a shop and hearing something new is still a fascinating experience to me. I must admit I never listen to music on YouTube or Bandcamp, I don’t really like the sound on tiny computer speakers and I enjoy cds very much: I think they’re the best solution for sound today; I don’t believe in vinyl reissues, except for original copies or old analogue pressings. All new editions on vinyl transferred from digital masters are pointless to me, the sound is flat and the dynamics almost non-existent… we have the best support, why don’t we choose it? Having said that, the strangest thing is: I never saw so many new releases as in these difficult times… I mean reissues, remasters, unreleased stuff and live broadcasts: they’re financially impossible to follow. So, sometimes I prefer buying something old than new, I only bought one or two new releases this year, but I got lots of amazing stuff from the past… perhaps I’m getting old [laughs]. I like Contemporary Classical, electronic and concrete music, many rare and deleted recordings are available now, so it’s the right time to get them. I also love unusual Library music and jazz reissues (classic Sun Ra and Don Cherry recordings always seems to be inspiring), and I always love to hear the occasional african vibe. About rock music: it seems to me that the best of the last few years came from Eastern Europe, bands like Plastic People Of The Universe, Pulnoc, Reportaz, ZGA, Roz Vitalis… all very original and inventive. My favourite labels are ReR Megacorp and LTM (their 20th Century Avant-garde series is priceless), and I think Burning Shed has the best prog distribution… so I always discover stunning works I missed with unusual material and beautiful artworks. But I always ask my local shop first!

LCF: You’re from Venice, or at least I think so, one of the most famous historical town in the World. Is this fate inspiring in some way your own creativity?
AM: Good question. I was born in Venice but I live in Mestre (only 10′ by bus)… when I was a kid I spent every weekend in Venice because my grandmother lived there; I loved the City and the unique atmosphere, it was quiet and much different back then, less tourists and caos. Perhaps some traces can be found on my use of mandolin, it was a popular instrument in Venice during the past centuries (Vivaldi concerts are wonderful examples); funnily enough the instrument I used on the early Unfolk cds isn’t Italian but Irish! Another hidden influence could be my interest in world music because Venice was an important crossing of different cultures in the past. So I surely love that City but Mestre had a deeper and darker influence on my work: “The Venetian Book Of The Dead” is an album inspired by the industrial disasters in Marghera where many workers died by cancer in the PVC/vinyl factories (I wrote long notes about this album on my blog: unfolkam.wordpress.com): environmental issues are still alarming here for many reasons.
(…)
AM: I’m very proud that some of my cds have been linked to TEB by critics and listeners. I was a teenager when I first heard “Music from Macbeth” in a Venice record shop… I can still remember the feeling I had in my headphones, standing petrified and listening to a whole side without interruption, it was an epiphany of new sounds: those dissonant string arrangements by Paul Buckmaster & Simon House, the non-classical use of oboe by Paul Minns, Denim Bridges’ distorted guitar totally out of a rock context and Glen’s basic 4/4 rhythm patterns were a total revelation to me. The music was so simple and rich at the same time, leaving a lot for imagination. I actually watched the film many years later but I already made my own personal images with the music. Sometimes I think that soundtracks shouldn’t be made for a film! If music works you can close your eyes and live through a parallel dimension creating your own story… imagination is the key: that’s why I prefer records to films, and radio to TV. I’m working on a new project of songs right now with a deep subject: the musician’s oblivion… I think that music exists before and after its actual creation, so the composer’s ego is totally useless, he’s only a decoder of cosmic waves, nothing more. Fame, success and stardom are the other (wrong) side of the coin. When I listen to Third Ear Band’s records I always forget who’s playing and concentrate only on sound: the notes are living their own life both individually and collectively… that is a rare achievement in my opinion and all the best music should have this quality.
(…)

You can read the full interview by Luca Ferrari at:

https://ghettoraga.blogspot.it/2017/12/the-unfolk-music-of-alessandro-monti.html

Ringrazio Luca per il lavoro svolto in tutti questi anni e per aver pensato al nostro progetto: é stato per me un vero onore!
A.M.

INTUITIVE MAPS: la musica nella notte di RADIO3

Grazie all’amico Donatello per il suo tempismo nel segnalare questo bel link:
http://www.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-e6c569aa-6ac6-4366-97a0-06b29e4b2956.html

Unfolk – Battiti del 23/11/2017:
nel corso del programma (che porta anche il titolo del nostro progetto) sono stati trasmessi “The Seventh Orbit” e “Mbuyu Na Mkonge part 2”.

Un saluto particolare a Pino Saulo e a tutta la redazione di Battiti.

A.M.

Burning Shed Sampler Free Download

BURNING SHED ha incluso un brano di Alessandro Monti/Unfolk nel “Burning Shed Free EP” disponibile solo in download dal loro sito: la compilation sarà online fino a Natale per tutti coloro che hanno creato un account nel prestigioso catalogo inglese… e, come sottolineato nel comunicato, se non avete ancora sottoscritto é il momento giusto per farlo! Qual é il brano? Sarà una sorpresa… confesso che lo é stata anche per me!


Burning Shed Free EP (cover)

from Burning Shed newsletter:

It’s been nearly six months since we launched our new website and the free download we promised in exchange for opening an account is finally ready. Anyone who has created an account will see a button appear in “My Account” marked “FREE EP DOWNLOAD”. You have until Christmas to download it.
The free sampler features tracks from Tim Bowness, Paul Draper, Old Fire, Steve Hillage, Jane Getter, The Pineapple Thief, Nosound, Colin Edwin, Rhys Marsh, Unfolk and UXB.
If you haven’t created an account yet now is the time.
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https://burningshed.com

Domenica 5 novembre 2017: PRESENTAZIONE “INTUITIVE MAPS”

PRESENTAZIONE DEL CD “INTUITIVE MAPS” Domenica 5 novembre dalle ore 17:30

Dal comunicato ufficiale:

Il veneziano Alessandro Monti torna con il progetto Unfolk, un nuovo lavoro dal respiro, come sempre, internazionale. il viaggio di Unfolk si snoda su territori di esplorazione, ci guida in un cosmo sonoro, per incontri con mondi e biologie musicali. La musica di Alessandro Monti verrebbe da dire trova nel suo stile e nella sua cifra una visione “antropologica” dei luoghi del suono, dove l’oggi trascende nell’arcaico ma contemporaneamente abbraccia il futuro. “Intuitive Maps”, mappe intuitive intese sia in senso geografico che musicale: questo nuovo cd celebra una doppia ricorrenza: i 10 anni del progetto Unfolk, ma anche i 25 anni della label M.P. & Records. Registrato in parte a Leicester su invito dell’amico Kevin Hewick, e in parte a Venezia rappresenta la logica evoluzione del suono Unfolk inglobando influenze world music e jazz, passando attraverso la psichedelia e l’elettronica. Alessandro Monti è membro fondatore e autorevole autore dell’influente gruppo prog “QUANAH PARKER”.

Nel corso della mini-presentazione verrà discusso il lavoro con il produttore Vannuccio Zanella e proiettato il trailer di 13′ creato da Roberto Noè dalle fotografie di Alessandro Monti; verranno eseguiti inoltre una versione esclusiva del brano Mbuyu Na Mkonge (in 2 parti), un remix esclusivo di Church Of Anthrax, più un brano ancora inedito in duo con la cantante Elisabetta Montino.

DOVE:
PUK Galleria d’arte
tel. 347 6415491 (consigliata prenotazione)
Via Puccini, 2/b, 31033 Castelfranco Veneto

Mbuyu Na Mkonge su BBC 6!

Grazie ad un casuale e fortunato contatto, stanotte 5 ottobre 2017 verrà trasmessa dal prestigioso canale BBC RADIO 6 MUSIC la parte prima di “Mbuyu Na Mkonge” (dall’album Intuitive Maps e recentemente inclusa anche in The Wire Tapper 44); la trasmissione sarà comunque archiviata nel loro sito.
Special thanks to Gideon Coe & producer Henry Lopez-Real.

UPDATE
Ecco il link per lo streaming con la playlist completa:
http://www.bbc.co.uk/programmes/b0966634
Episode: Plone in concert 11:33pm, Thu 5 October

“As much music as we can play in three hours – new and old, regardless of genre”
Gideon Coe


Copyright © 2017 BBC

PODCAST DA TALLINN, ESTONIA… e oltre

Una segnalazione doverosa: “Fantaasia” di Tiit Kusnets é un interessante programma trasmesso da KLASSIKA RAADIO, del sito ERR di Tallinn in Estonia: a circa 40′ viene programmato il brano presente su The Wire Tapper 44 preceduto da una bella presentazione:

http://klassikaraadio.err.ee/v/fanta/saated/568dc48f-6fe0-47ad-b040-8bec72b2c8d8/fantaasia-tiit-kusnets

La musica é come sempre il modo più naturale per abbreviare ogni distanza geografica e culturale; questo podcast si aggiunge alle varie trasmissioni in giro per il mondo che hanno promosso il brano “Mbuyu Na Mkonge part 1” (da The Wire Tapper 44); altre playlists recenti sono arrivate dalla University of California, Berkeley:
http://www.kalx.berkeley.edu/programs/sparkle-motion?qt-charts=0&page=1

e dal New Jersey:
https://wfmu.org/playlists/shows/73866
http://www.wfmu.org/playlists/shows/74196

Interessante infine anche questa playlist proveniente dalla Germania che ha inserito il brano al 1° posto tra i migliori dell’anno:

Eyes and ears wide open!

THE WIRE TAPPER CD [The Wire magazine, Issue 402 August 2017]

Una sensazionale anticipazione: il prestigioso mensile inglese THE WIRE ha selezionato un brano dell’ultimo lavoro “Intuitive Maps” per l’inclusione nel cd THE WIRE TAPPER [Anthology of underground music volume 44]. Il mensile, cui sono stato abbonato per anni, é un’autorità in materia di nuove musiche ed ha una tiratura enorme con distribuzione in tutto il mondo: é davvero un onore per Il Collettivo Unfolk far parte di una loro compilation e ciò costituisce certamente la migliore promozione possibile; il numero di agosto sarà disponibile nelle edicole inglesi già da luglio. Per la copertina e i dettagli consultare il sito: http://www.thewire.co.uk

All copies of the August 2017 issue of The Wire will come complete with an exclusive free CD attached to the cover, The Wire Tapper 44, the latest volume in the acclaimed series of new music compilations. As with previous volumes this CD, which has been compiled by Shane Woolman, Gustave Evrard and Astrud Steehouder, is packaged in a heavy duty card sleeve designed by The Wire’s art director Ben Weaver, and contains a range of new, rare or exclusive tracks from across the spectrum of the kind of underground/outsider musics covered in The Wire.
https://www.thewire.co.uk/audio/the-wire-tapper/the-wire-tapper-44